mercoledì 18 luglio 2018

Gelo d'anguria palermitano (Gelu ri muluni)

 Fino a non molti anni fa l'arrivo dell'estate era sancito dall'arrivo del cocomeraro, il venditore d'anguria, che con il suo banco occupava la sua solita postazione su un marciapiede del mio quartiere con l'ombrellone ed il banco frigo in epoca più recente  ed una montagna di cocomeri accanto all'immancabile "nasone", la nostra fontanella tipica, dove passava tutta la stagione, giorno e notte, a vendere angurie intere o a fette.
Peccato che nessuno abbia raccolto l'eredità del nostro cocomeraro istituzionale, ma come rinunciare ad una fetta d'anguria fresca e dissetante?
A Palermo, quando andai in viaggio con mia madre per conoscere la sua città natale e un po' della meravigliosa Sicilia, scoprii che con l'anguria facevano una sorta di dolce al cucchiaio e durante la  nostra permanenza ogni giorno era regola fare colazione con brioche e gelato ed il pomeriggio rinfrescarci con una granita di limone o con un gelo d'anguria.
Il gelu ri muluni ha probabilmente origini arabe (anche se nella Piana degli Albanesi affermano che è sicuramente giunto con gli albanesi che qui si stanziarono intorno alla metà del XV° secolo) ed è sostanzialmente succo d'anguria e zucchero addensato come il "biancomangiare" con amido di mais, aromatizzato a piacere con cannella o vaniglia e fiori di gelsomino, mentre l'uso del cioccolato sarebbe arrivato con la dominazione spagnola.
Si può gustare durante tutta l'estate, ma è tradizione prepararlo per "u fistinu", la festa in onore di Santa Rosalia , patrona di Palermo, dal 10 al 15 luglio ed a Ferragosto per l'Assunzione di Maria Vergine.
La sua preparazione è veramente semplice.



Ingredienti: (per circa 6 porzioni)

  • 1 kg di polpa d'anguria
  • 100 gr di amido di mais
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 50 gr di cioccolato fondente a pezzetti o in gocce
  • 50 gr di zuccata candita a pezzetti o di cedro (facoltativa)
  • semi di vacca di vaniglia 
  • cannella in polvere
  • pistacchi non salati spellati
Iniziate a privare la polpa di anguria di tutti i suoi semi, passatela al passaverdure e quindi al setaccio per eliminare eventuali resti di semi.
In una ciotola versare l'amido di mais e con una frusta fatelo sciogliere a freddo con metà del succo d'anguria evitando accuratamente che si formino dei grumi.
Versatelo in una casseruola d'acciaio con il resto del succo d'anguria e lo zucchero e mescolando con la frusta, formando un otto nella casseruola, portate a fiamma bassa a bollore per 4-5 minuti.
A questo punto avrete una sorta di gelatina a cui aggiungere i semi di vaniglia e se vi piace la cannella, che in alternativa potrete spolverare sopra al gelo.
Versate la gelatina in stampini bagnati monodose o in uno stampo unico e fate raffreddare in frigorifero per almeno 3 ore.
Al momento di servire capovolgete il gelo su un piattino e decorare con le gocce di cioccolato, la cannella in polvere, i pistacchi sminuzzati e, se ne avete, un fiore di gelsomino edule.



Sentirete che sapore e che profumo!! 

Ricordate che con lo stesso sistema potete ottenere un gelo con qualsiasi frutto (fragole, melone, pesca, uva, kiwi, arancia, limone, ananas) o con infuso di cannella, regolando la quantità di zucchero  secondo il grado zuccherino della frutta utilizzata e guarnendolo secondo la vostra fantasia. 

A presto!! =^-^=

lunedì 16 luglio 2018

Impanadas sarde - l'antipasto di carne per il Menù lib(e)ro



La portata che questa volta affronta il Menù lib(e)ro sono gli antipasti di carne. La chef a cui fare riferimento è Simona del blog "Briciole" a cui affidare le nostre ricette fino al prossimo 19 luglio!



Ho tratto la mia ricetta dal libro "Il grande manuale della Cucina Regionale a cura di Stella Donati", un libro che mi è servito di ispirazione fin da quando ero ragazza ed avevo voglia di conoscere ricette nuove del nostro meraviglioso paese. 




Si tratta delle "impanadas" o panadas sarde.
Le origini sembra risalgano addirittura all'epoca nuragica in cui l'involucro di pasta serviva a contenere carne e verdure. 
Gli spagnoli nel XV° secolo ne cambiarono forma e ripieno, ma il popolo sardo tornò all'antica ricetta aggiungendo una chiusura particolare della panada (sa considura) e trasformandolo da alimento pastorale a cibo per i giorni di festa e da regalare alle persone di riguardo.
La pasta che costituisce l'involucro è in "pasta violada", un impasto caratterizzato dall'uso di strutto e spesso di semola rimacinata di grano duro. 
Il ripieno, fortemente legato al territorio in cui vengono preparate le panadas, può essere:

  •  di carne di agnello, vitello, maiale o pollo condita con aglio, prezzemolo, pomodi secchi ed olio
  • di anguille con patate o piselli
  • di verdure (zucchine, peperoni, melanzane, carciofi, patate) anch'esse condite con aglio, prezzemolo, olio e pomodori secchi
Anche le dimensioni possono variare, dalle grandi per 4-7 perone, alle monoporzioni che sono ideali come aperitivo (panadinas o panadeddas).



Ingredienti: (per circa 12 panadinas)

Per la pasta violada
  • 400 gr di farina (nella ricetta non è specificato di quale tipo, potete usare farina 00 o semola rimacinata di grano duro, o metà di un tipo e metà dell'altro). Io questa volta ho usato tutta farina 00.
  • un pizzico di sale
  • 1 bustina di zafferano
  • 5 cucchiai d'olio o di strutto (io ho usato circa 100 gr di strutto)
  • 15 cucchiai di acqua tiepida

Per il ripieno
  • 300 gr di polpa macinata di vitello, maiale o agnello (io ho usato maiale)
  • una manciata di prezzemolo tritato
  • qualche foglia di basilico 
  • 1 spicchio d'aglio
  • 4 cucchiai di olio e.v.o.
  • 300 gr di pomodori pelati ben scolati
  • sale e pepe q.b.

Per spennellare 
  • un tuorlo d'uovo mescolato con un goccio di latte

Iniziate a preparare il ripieno mescolando tutti gli ingredienti in una terrina e lasciandoli in frigorifero perché si amalgamino tutti i sapori.


Preparate quindi la pasta violada ponendo la farina in una ciotola o nella planetaria, unite lo strutto e poi pian piano l'acqua tiepida in cui avrete sciolto il sale e lo zafferano. Una volta che si sarà formato l'impasto passate a lavorarlo sulla spianatoia fino a che non risulti liscio e compatto. Avvolgetelo con la pellicola e fatelo riposare nel frigorifero almeno 30 minuti.


Riprendete la pasta e stendetela sulla spianatoia infarinata con il mattarello ad uno spessore di circa 4 millimetri.


Anziché chiuderli a raviolo ho voluto ricreare la tipica forma della panadina ( sempre indicata in ricetta) ritagliando cerchi da circa 10 cm per la base e da 8 cm per il coperchio.

Nel cerchio più grande, tenendolo nella mano, disponete un bel cucchiaio di ripieno.

Ponete sopra il cerchio più piccolo, sigillate le due circonferenze premendo con le dita.


Ora con il pollice e l'indice formate tutto intorno la classica chiusura a cordoncino.


Io per comodità ho disposto le panadine in stampi in silicone per muffins e quindi su una teglia.

Spennellateli con il tuolo diluito con un goccio di latte.
Fate quindi cuocere a 180°C per 40 minuti circa. 

Provatele con il ripieno che più vi piace, sono deliziose!! =^-^=