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martedì 9 gennaio 2024

Pan di mort (Lombardia - Italia) U di Uva sultanina






Il periodo natalizio è passato ma in casa abbiamo ancora frutta a guscio e secca che dobbiamo smaltire, così per la lettera U del nostro viaggio tra gli ingredienti ho deciso di utilizzare l'uva sultanina. Ho voluto realizzare una ricetta che avevo già provato e che mi era piaciuta molto anche se non è proprio del momento. Si tratta del Pan di mort, dei biscottoni che in Brianza e nel milanese vengono preparati per le festività di Ognissanti e per la Commemorazione dei Defunti. Quando qualcuno dice che con Halloween abbiamo dimenticato le nostre radici non sbaglia. Già al tempo dei Romani per ricordare i defunti venivano offerti ai poveri del villaggio pane, frutta e dolci. La tradizione del Pan di mort ha le sue radici nella cultura contadina lombarda secondo cui i defunti tornavano ogni anno per la loro ricorrenza nella propria casa tra i propri affetti e quindi si usava offrire loro una minestra, un bicchiere di vino e dei dolci. Si tratta anche di una ricetta del riciclo, visto che i biscotti che vengono utilizzati nella ricetta possono essere anche degli avanzi di biscotti non più troppo fragranti.



L'uva sultanina, detta anche uva passa o uvetta si ottiene dall'essiccazione dei chicchi d'uva di una varietà originaria  delle terre turche, iraniane e greche. Il nome "sultanina" deriva dalla città di Sultania in Crimea dove nell'antichità si coltivava ed utilizzava in cucina. E' ricca di potassio (che regola la pressione sanguigna, la trasmissione degli impulsi nervosi e la contrazione dei muscoli), ferro (che permette il trasporto dell'ossigeno attraverso i globuli rossi) e calcio (importante per ossa, denti, unghie, per la comunicazione tra i neuroni e per la corretta coagulazione del sangue).




Ingredienti:
  • 250 gr di farina 00
  • 100 gr di biscotti secchi
  • 300 gr di savoiardi
  • 100 gr di amaretti
  • 300 gr di zucchero semolato
  • 120 gr di frutta a guscio (mandorle, noci, nocciole)
  • 120 gr di uva sultanina
  • 120 gr di fichi secchi
  • 100 ml di vin santo o marsala
  • 6 albumi d'uovo (circa 200-220 gr)
  • 50 gr di cacao amaro in polvere
  • 10 gr di lievito in polvere per dolci
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • un pizzico di noce moscata grattugiata
  • zucchero a velo per guarnire i biscotti già cotti 
La preparazione è molto semplice, vi servirà l'aiuto di un mixer per ridurre prima i biscotti in polvere finissima che verserete in una ciotola capiente, quindi triturate nello stesso modo la frutta a guscio e versatela nella ciotola e per ultimi i fichi secchi aggiungendoli agli altri ingredienti già triturati. 
Aggiungete ora tutti gli altri ingredienti secchi, l'uvetta fatta ammorbidire in acqua tiepida e poi strizzata, il vin santo e gli albumi. 
Amalgamate con le mani gli ingredienti e trasferite la massa sulla spianatoia infarinata fino ad ottenere un impasto omogeneo. Formate dei cilindri che affetterete ad uno spessore di circa 1 cm.


 
Lavorateli facendo prendere ai biscotti la tipica forma ed adagiateli su una teglia foderata di carta da forno distanziati tra loro.




Poneteli a cuocere in forno preriscaldato a 180° C per 25 minuti, spolverateli con zucchero a velo appena sfornati.
Sono ottimi dopo 2 giorni di riposo.  




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domenica 17 marzo 2019

Gur cake di Dublino per San Patrizio


Oggi 17 Marzo si festeggia San Patrizio, patrono d'Irlanda, e per questa giornata ho voluto preparare una torta molto semplice e di umili origini ma che rispetta l'abitudine del recupero.
La Gur cake, conosciuta anche come Chester cake, agli inizi del secolo scorso deve il suo nome ai ragazzi delle classi sociali più povere che "marinavano la scuola" (detto "on the gur") conosciuti come gurriers, ed il dolce più economico che potevano permettersi bighellonando per le vie della città era proprio una fetta di gur cake, confezionata con gli avanzi di pane e di altri dolci. Più spesso alla fine della giornata i panettieri permettevano ai gurriers di raccogliere le fette di pane raffermo e di torta caduti sul pavimento, loro li portavano a casa dove venivano trasformati in una gur cake. 
Il ripieno allora era composto di avanzi di pane, di altri dolci ormai non più fragranti, zucchero, latte, tè, spezie, frutta secca, ora si possono aggiungere anche cacao, cioccolato, mele, uova, succo d'arancia, praticamente tutto quello che si ha a disposizione.
A Dublino la Gur cake è considerata un simbolo della classe operaia e viene venduta nelle panetterie in quadrotti da 8 cm di lato per 3 cm di spessore.
Lo scrittore irlandese Éamonn MacThomáis, nel suo libro "Gur cake and Coal Blocks" del 1976 così descrive il suo ricordo della Gur cake:
"Quando siamo usciti dal negozio ci siamo immersi nella Gur Cake. Era semplicemente stupenda, bollente, con la pasta ricoperta di zucchero e il succo che trasudava dai grossi ribes e dall'altra materia soffice e marrone. Potemmo sentire il nostro ventre riscaldarsi ".



Ingredienti: (per una teglia da 19 cm x 27 cm)

Per la pasta (shortcrust pastry)
  • 260 gr di farina (io ho usato la 0)
  • 113 gr di burro (o margarina) molto freddo
  • 1 pizzico di sale 
  • 1 cucchiaio di zucchero semolato
  • 120 ml di acqua ghiacciata

Per il ripieno
  • 80 gr di pane raffermo a cubetti 
  • 420 gr di avanzi di dolci
  • 50 gr di uvetta rinvenuta in acqua tiepida
  • 50 gr di mandorle a pezzetti 
  • 300 ml di latte caldo
  • 100 ml di succo d'arancia
  • 6 cucchiai di cacao amaro
  • 100 gr di cioccolato fondente a pezzetti
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna muscovado
  • 4 cucchiai di zucchero semolato
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • 1/4 di cucchiaino di noce moscata grattugiata
  • scorza grattugiata di 1 limone non trattato
  • i semi di mezza bacca di vaniglia (o 1 bustina di vanillina)
  • 1 uovo medio leggermente battuto

Tagliate a cubetti il pane raffermo privato della crosta e tutti gli altri avanzi di dolce, metteteli in una terrina e bagnateli con il latte caldo fino a che non si siano completamente ammorbiditi. 
Aggiungete quindi il succo d'arancia, l'uovo leggermente battuto e tutti gli altri ingredienti fino a che il ripieno non sia ben amalgamato.
Se l'impasto vi dovesse sembrare poco dolce ( questo dipende dal tipo di dolci usati e dalla quantità di pane raffermo) regolatevi secondo i vostri gusti ed aggiungetene altro.
Io ho aggiunto anche 1 cucchiaio di liquore all'anice che adoro!


Per la pasta mettete la farina, lo zucchero, il sale ed il burro freddo tagliato a cubetti nel mixer. Azionatelo fino a che non otterrete un impasto granuloso, aggiungete l'acqua ghiacciata ed otterrete una palla che si staccherà dalle pareti del mixer.
Il freddo del burro e dell'acqua faranno sì che la pasta risulti croccante! 

Dividetela in due parti e riponetela in frigorifero avvolta nella pellicola per almeno mezz'ora.


Riprendete la pasta (a me ne sono avanzati 150 gr che ho congelato), stendetela a circa 2-3 mm su un ripiano infarinato e ricavate un primo strato che porrete sul fondo dello stampo bucherellandolo.
Versatevi il ripieno compattandolo per bene, ricoprite con un altro strato di pasta, bucherellate anche questo con i rebbi di una forchetta, cospargetene la superficie con zucchero semolato e fate cuocere in forno preriscaldato a 160°C per 90 minuti. 


Fate raffreddare la torta, volendo cospargete appena di zucchero a velo, quindi ricavatene dei quadrati da 8 cm con un coltello seghettato da pane.

Vi assicuro che è deliziosa, il contrasto tra il croccante della pasta ed il morbido del ripieno dai sapori fantastici (più lo arricchirete più sarà gustoso) è veramente piacevole. 
Se volete dare fondo a tutti gli avanzi di pane e dolci che avete in dispensa fatelo, vi piacerà sicuramente! 
Alla prossima! =^-^=

giovedì 19 aprile 2018

La torta da pan e lacc del Canton Ticino


Qualche anno fa postai la ricetta della torta nera brianzola  senza immaginare che al di là del confine, nella Svizzera italiana, un dolce simile fosse la torta ticinese per eccellenza, la torta di pane, anche detta torta da lacc, turta da ca, torta da pan e lacc, torta leventinese (qui troverete tante interessanti informazioni).
Anche in questo caso si tratta di una torta di pane che nasce per riutilizzare il pane raffermo e con ingredienti base il latte, lo zucchero e le uova (ma queste non sempre).
Sembra strano pensare che un tempo in cui le risorse erano molto misere avanzasse del pane raffermo. Eppure in campagna si faceva il pane ogni due settimane ed anche più, mentre in città i fornai vendevano il pane anche di diversi giorni finché non lo avevano finito.
Quando il pane diventava tanto duro da non poter consumato come tale in campagna come in città arricchiva minestre o zuppe o ammorbidito con il latte diventava una torta. 
Per il resto si aggiungeva tutto quello che si aveva nella credenza: frutta a guscio (noci, nocciole, mandorle), pinoli, uva passa, frutta candita, cacao o cioccolato grattugiato, amaretti sbriciolati o pangrattato, scorza grattugiata e succo di limone, grappa e spezie varie macinate(cannella, noce moscata, chiodi di garofano, pepe nero).
A Fontana, in Leventina (Canton Ticino) se ne produceva una particolare con la panna ricavata dal colostro (scéiru), il primo latte prodotto dalla mucca appena partorito il vitello.
Come per la brianzola anche di questa torta ogni famiglia ha la propria ricetta, in base ai propri gusti si può aumentare lo zucchero, aumentare il cacao o non metterlo affatto (come in Leventina dove usano più uova ma niente cacao e frutta candita), ma ci si regola sempre in base a quello che si ha a disposizione. 
Nella Svizzera italiana è una torta che producono ancora anche i pasticceri, ma per loro stessa ammissione le versioni casalinghe continuano ad essere le più buone e le preferite. In casa se ne sfornano in particolare per le sagre ma anche per ogni altra occasione e comunque ogni volta che si debba utilizzare del pane raffermo. 



Ingredienti: (per una tortiera a cerniera da 24 cm di diametro)

  • 300 gr di pane raffermo
  • 1 lt di latte
  • 2 uova
  • 200 gr di zucchero semolato
  • qualche amaretto sbriciolato
  • 50 gr di noci, mandorle tritate grossolanamente e pinoli 
  • 2 cucchiai di cacao amaro
  • un pizzico di cannella, noce moscata e chiodi garofano in polvere 
  • scorza grattugiata di 1/2 limone non trattato
  • 1 bicchierino di grappa
  • 100 gr di uva passa rinvenuta in acqua calda e strizzata (che io non ho messo)
  • 50 gr di frutta candita (che io non ho messo)
  • qualche mandorla e pinoli per guarnire
La sera portate il latte ad ebollizione e versatelo sul pane tagliato a cubetti che lascerete riposare tutta la notte in frigorifero coperto con pellicola.
La mattina successiva il pane avrà assorbito completamente il latte e sarà diventato morbido da poterlo amalgamare con un cucchiaio di legno a tutti gli altri ingredienti, mettendo per ultimi la frutta a guscio, i pinoli, la frutta candita e l'uva passa.
Versate quindi il composto nella tortiera foderata di carta da forno, livellatelo e guarnite con mandorle o pinoli a piacere.
Fate cuocere in forno preriscaldato a 180°°C per 1 ora facendo  la prova stecchino che dovrà uscire appena velato di cacao.
La superficie dovrà risultare croccante ma l'interno rimanere umido.
Una volta fredda toglietela dalla tortiera e lasciatela riposare in frigorifero una notte avvolta nella pellicola. I sapori si amalgameranno e la torta risulterà più gustosa.
Prima di servirla spolverizzatela di zucchero a velo. 

Ricordate che è una tipica ricetta del recupero svuota dispensa, quindi utilizzate quello che avete a disposizione ed aggiustatene le dosi secondo i vostri gusti. 
Può essere conservata anche per una settimana.
Ottima per colazione o per merenda, può anche concludere un pasto come dessert magari accompagnata da una leggera crema alla vaniglia.
Alla prossima!  =^-^=

venerdì 3 novembre 2017

Tetù e Teio palermitani per la Festa dei Morti


Lo so, sono in ritardo di un giorno con questo post, ma visto che questi dolci nati in Sicilia per la "Festa dei Morti" ora si possono trovare tutto l'anno, nessuno ci impedisce di prepararli in qualunque momento, dato anche che nella versione più antica che io ho voluto realizzare è una ricetta del recupero e l'ho presa da qui.
Sì, proprio del recupero, perché le suore di clausura che li fecero per prime, utilizzavano rimasugli di altri dolci impastati nuovamente, da cui il nome di "ù mistu", ovvero il misto, con cui sono anche conosciuti.
In dialetto siciliano "tetù e teio" vuol dire "uno a te e uno a me" e si differenziano per la glassatura che li ricopre, al cacao per i tetù e bianca per teio.
Va da sé che avendo come ingrediente principale avanzi di biscotti o torte o crostate, ogni volta avranno un gusto differente, ma è il bello di questi biscotti, morbidi e profumati con una glassatura che però non è stucchevole.




Ingredienti: (per 60 biscotti)

Per i biscotti

  • 600 gr di avanzi di biscotti, crostate, dolci vari
  • 100 gr farina di mandorle
  • 200 gr di farina 00
  • 150 gr di zucchero semolato
  • 20 gr di ammoniaca per dolci Nella ricetta originale 15 gr)
  • 120 gr di strutto
  • 2 cucchiaini di cannella
  • scorza grattugiata di un limone e di una arancia non trattati
  • un pizzico di sale
  • 250 ml di latte  (ma regolatevi in base agli avanzi di dolci utilizzati)
Per la glassatura
  • 375 gr di zucchero
  • 115 gr d'acqua
  • aroma di vaniglia (facoltativo)
  • 2 cucchiaini di cacao amaro in polvere

Iniziate a passare al mixer tutti gli avanzi di torte, crostate o biscotti per tritarli finemente.



In una ciotola unire alla pasticceria ridotta in polvere tutti gli altri ingredienti secchi e lo strutto sciolto.




Per ultimo aggiungete il latte regolandovi in base alla consistenza degli ingredienti. Se questi fossero troppo secchi potete aggiungere anche della confettura a vostro piacimento.



Dovrete ottenere una consistenza un po' più dura di una frolla.


Ricavate tante palline un po' più grandi di una noce, disponetele su una teglia foderata di carta da forno un po' distanziate tra di loro e schiacciatele leggermente con il palmo della mano.


Fate cuocere a 180°C in forno preriscaldato per 30 minuti circa, controllando che non colorisca troppo il fondo dei biscotti.

Mentre si raffreddano preparate la glassa.

In un pentolino dal fondo spesso mescolate l'acqua con lo zucchero semolato, ponete sul fuoco e portate a bollore senza mai mescolare ma pulire il bordo della pentola con un pennellino bagnato perché non brucino le eventuali gocce di zucchero. Se avete un termometro da zucchero fate raggiungere la temperatura di 110°C, altrimenti fate la prova prendendo tra pollice ed indice una goccia di zucchero che dovrà fare il filo. 

Travasate qualche mestolino di sciroppo in una ciotola di alluminio e girate con un cucchiaio di legno fino a quando non comincia a diventare bianco. Se dovesse asciugarsi troppo aggiungete qualche goccio d'acqua.


Con un pennello glassate la metà dei biscotti, i teio.


Per i tetù invece aggiungete allo sciroppo ( sempre nella ciotola di alluminio) un cucchiaino di cacao in polvere, mescolate bene con un  cucchiaio di legno e spennellate gli altri biscotti.

Se lo sciroppo nel pentolino dovesse solidificarsi un po' rimettete sul fuoco fino a farlo nuovamente sciogliere. 

Lasciate che la glassa asciughi fino al giorno successivo.


Sono deliziosi, profumatissimi, morbidi all'interno e con la leggera glassatura croccante.

Alla prossima! =^-^=

domenica 30 aprile 2017

Tartufi al cacao per la cucina del recupero


Questa volta vi parlo di una ricetta del recupero ma legata ai ricordi della mia infanzia.
Avete anche voi degli avanzi di dolci o biscotti ancora buoni ma non più fragranti? Dopo la Pasqua ne avevo un pò e così ho voluto fare quei pasticcini che da bambina adoravo ma che mia madre, con il suo concetto del "Si comprano solo le cose migliori!" mi ha fatto sempre desiderare, come pure la mortadella perché per lei era meglio un buon prosciutto crudo, ma volete mettere un bel pezzo di pizza bianca romana aperta a libro ed imbottita di profumatissima mortadella appena affettata? 
Tornando ai tartufi al cacao, secondo quanto diceva mia madre erano fatti con gli avanzi delle pasticcerie, ma io non potevo credere che quelle squisite palline piene di gusto fossero fatte con gli avanzi. Fatto sta che non appena sono cresciuta abbastanza per andare da sola in pasticceria erano tra le mie paste preferite insieme ai cannoli siciliani.
Da ragazzetta più volte ho tentato di rifare i tartufi con le ricette che qualche volta trovavo sulle riviste, ma pieni di burro e ricoperti di cacao non erano i tartufi di cui ero golosa.
Solo parecchio dopo ho scoperto che mamma aveva ragione, quelli che piacevano a me erano fatti veramente con gli avanzi di torte e biscotti, ma allora anziché andarli a comprare ho iniziato a farli da sola. 
I tempi della fanciullezza sono passati da tantissimo, ma per mia cugina Laura e per me i tartufi hanno sempre il sapore di allora.



Ingredienti: (per circa 20 tartufi)

  • 250 gr tra avanzi di torte e biscotti al cioccolato
  • 2 cucchiai colmi di confettura di albicocche o a vostro gusto (io ho usato della confettura di visciole)
  • 40 gr di cacao amaro in polvere
  • 1 cucchiaino di rum 
  • codette di zucchero per guarnire
Versate nel mixer tutto tranne le codette di zucchero e fate andare fino a che non otterrete un composto omogeneo ma se dovesse essere troppo asciutto aggiungete ancora un pò di confettura. Una volta pronto preso con le mani ve le lascerà pulite.



Ricavatene tante palline da 20 gr ciascuna e rotolatele nelle codette di zucchero. Al loro posto potete anche usare del cocco disidratato, delle scaglie di cioccolato o della mompariglia.



Conservateli in frigorifero fino a mezz'ora prima di gustarli.



Un modo per utilizzare tutti gli avanzi di dolci e biscotti creando qualcosa di buono e simpatico. 

                 VARIANTE CAKE POPS 

Se volete realizzarli in una veste ancora più simpatica per i bambini evitate il rum, formate le palline, infilzatele con un bastoncino per lecca lecca e rotolatele nel cioccolato fuso bianco o al latte, decoratele a piacere con confettini colorati, codette, cocco disidratato e fate asciugare la copertura infilzando il bastoncino nel polistirolo.
Conservateli in frigo fino ad una mezz'ora prima di offrirli.  


                                                                   Cake pops (foto da wikimedia di Taryn)

Alla prossima ricetta!  =^-^=

giovedì 29 settembre 2016

Macafame - il dolce vicentino di pane e mele


Avete del pane raffermo da riutilizzare e volete fare un dolce per la merenda o la colazione? Allora questa ricetta vi può interessare.
Questo dolce, come la torta putana, appartiene alla cucina veneta del recupero che una volta era alla base dell'economia di una casa, ma se ancora oggi non si vuole sprecare il pane raffermo è sicuramente un ottimo modo per utilizzarlo in un dolce ottimo per la merenda o la colazione. 
In origine era fatto con ingredienti estremamente semplici, pane raffermo, latte, zucchero, mele (ma anche pere o altra frutta disponibile), uvetta, qualche uovo, olio o burro,  ma ci si poteva aggiungere quanto doveva essere utilizzato prima che si rovinasse (frutta secca, fichi secchi).
Il nome "macafame" fa intuire come sazi facilmente ed infatti veniva venduto anche nelle osterie come spuntino.
La ricetta che ho seguito è un sunto di tutte quelle che ho trovato sul web, se è vero che ogni volta il "macafame" può cambiare questa è la ricetta del mio.



Ingredienti: (per una teglia da 24 cm di diametro)

  • 250 gr di pane raffermo
  • 700 ml di latte
  • 3 uova
  • 100 gr di zucchero semolato
  • 75 gr di burro a temperatura ambiente
  • 100 gr di uva passa
  • 1 bicchierino di grappa (io ho usato il rum)
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • 1 bustina di lievito in polvere per dolci
  • la scorza grattugiata di 1 limone
  • 3 grosse mele


Per prima cosa tagliate il pane a pezzetti, mettetelo in una ciotola e bagnatelo con il latte che avrete fatto scaldare. 
La quantità di latte necessaria dipende da quanto è secco il pane. All'inizio ne scalderete e verserete 1/2 litro, se però il pane raffermo di almeno 3 giorni con il caldo si è asciugato troppo come è successo a me, aumenterete la quantità di latte sempre caldo in modo da inumidirlo tutto per bene. 
Io l'ho lasciato riposare tutta la notte in frigorifero, ma possono bastare anche alcune ore.
Quando il pane si sarà completamente ammorbidito potete continuare nella preparazione. 
Se vi piace un impasto più grezzo potete limitarvi ad amalgamare il pane con una frusta a mano, altrimenti potete passarlo al mixer ed ottenere un composto più fine.
Nel frattempo lasciate l'uvetta in ammollo in acqua tiepida per circa mezz'ora, strizzatela e mettetela nuovamente a bagno nel bicchierino di grappa o rum.
Iniziate ad unire al pane le uova leggermente battute, lo zucchero, il burro morbido, la scorza grattugiata del limone, la cannella, l'uva passa con tutto il liquore ed il lievito. 
Amalgamate bene tutti gli ingredienti e per ultime aggiungete le mele sbucciate e tagliate a tocchetti.
Se le mele fossero aspre potete anche aumentare un pochino la dose di zucchero.
Versate il composto in una tortiera apribile rivestita di carta da forno che avrete unto con del burro e cosparso di pangrattato.
Fate cuocere in forno preriscaldato a 180°C per almeno un'ora, fate comunque la prova stecchino per controllare che ne esca asciutto.
Una volta freddo, sformate il dolce e prima di gustarlo cospargetelo con abbondante zucchero a velo.


E' deliziosa, state solo attenti a non mangiarne troppa altrimenti ne risentirà la bilancia!
Alla prossima!  =^-^=


venerdì 20 novembre 2015

La torta nera brianzola per la cucina del recupero



Per riutilizzare il pane raffermo ci sono tanti modi: tra i piatti salati nelle polpette, nella panzanella, nelle zuppe, nei crostini, ma questa volta volevo fare un dolce.
Non sono andata troppo lontano per scovare questa ricetta, mi sono fermata nella Brianza lombarda a nord di Milano.
Si tratta di un dolce povero della tradizione contadina che si otteneva dando fondo a tutti gli avanzi della dispensa, dal pane raffermo ai biscotti non più fragranti che insieme al latte ed a ciò che si aveva a disposizione davano vita ad un dolce buonissimo sia per i piccoli che per i grandi.
Così come sono tanti i nomi con cui viene chiamato (torta nera, turta de lacc, turta de michelac, turta di paisan, paciarella, torta dei morti) così sono tante le ricette che cambiano di famiglia in famiglia e secondo quello che si ha. 
La base è sempre il pane vecchio, il latte e lo zucchero a cui aggiungere amaretti o biscotti secchi, cacao, uvetta, canditi, pinoli, liquore all'anice se non è destinato ai più piccoli, uova, spezie (cannella, noce moscata, zenzero, chiodi di garofano), scorza di arancia o di limone ed un pò di burro.
Tutto rigorosamente secondo i propri gusti e ciò che si ha.

Io vi dò la lista degli ingredienti tenendo presente che tranne per il latte, il pane, il burro e le uova gli altri potranno variare nella quantità secondo i vostri gusti(ad esempio più o meno dolce) o sostituirli (ad esempio utilizzare altra frutta secca o canditi e sostituire il cacao con il cioccolato fondente fuso). 

Ingredienti: (per una tortiera da 24 cm di diametro)

  • 1 lt di latte intero
  • 300 gr di pane raffermo
  • 200 gr di amaretti sbriciolati
  • 100 gr di uva passa
  • 100 gr di pinoli
  • 100 gr di cacao amaro
  • 2 uova 
  • 100 gr di zucchero
  • 40 gr di burro fuso
  • 1/2 cucchiaino di cannella in polvere
  • 1/2 cucchiaino tra noce moscata grattugiata e zenzero in polvere
  • 2 chiodi di garofano
  • scorza grattugiata di un'arancia
  • un cucchiaio di liquore all'anice 
  • un pizzico di sale
La preparazione è molto semplice. Riscaldate il latte con i chiodi di garofano fino quasi all'ebollizione, eliminate di chiodi di garofano e lo versate sul pane raffermo tagliato a cubetti lasciando riposare diverse ore perché il pane assorba bene il latte, anche tutta la notte in frigorifero coperto con pellicola.
Fate rinvenire l'uva passa in acqua calda e quindi strizzatela.
Con una forchetta schiacciate bene il pane (la tradizione vuole che si lavori con le mani) quindi in successione aggiungete gli altri ingredienti amalgamandoli con un cucchiaio di legno e per ultimi tutta l'uva passa e i pinoli lasciandone da parte una manciata.



Versate quindi l'impasto in una teglia rivestita di carta da forno, livellate la superficie e cospargete i pinoli lasciati da parte.



Fate cuocere in forno preriscaldato a 180° per 1 ora, controllando con uno stecchino che dovrà uscire appena ombrato di cacao. Questo perché la torta dovrà avere la superficie croccante ma l'interno morbido ed umido.

Fatela raffreddare nella teglia prima di sformarla e cospargetela di zucchero a velo.




Sembra che sia migliore se si lascia riposare un giorno in frigorifero avvolta in pellicola perché si dà modo a tutti i sapori di fondersi. 

Alla prossima!  =^-^=