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sabato 9 settembre 2023

Olive ripiene alla messinese (Italia) - O di Olive



Siamo giunti alla lettera O con il gruppo "ABC-un mondo d'ingredienti" e per un paese mediterraneo come il nostro la O è sicuramente sinonimo di "oliva". Le olive sono ricche di acidi monoinsaturi alleati di cuore ed arterie abbassando il colesterolo cattivo ed aumentando quello buono, tuttavia sono anche ricche di sodio e quindi da consumare con parsimonia specialmente per gli ipertesi. 

Ogni volta che sento chiedere come sono le olive mi viene in mente Verdone in "Borotalco" che risponde "so' greche!"😉 Queste non sono greche e benché ne avessi di molto grandi per denocciolarle si rompevano tutte e anche l'attrezzo adatto non era ottimale, così ho dovuto ripiegare su altre più piccole ma già denocciolate. Per questa ricetta ottime sono le olive siciliane qualità Giarraffa.


Queste olive ripiene tipiche del messinese sono uno sfizioso aperitivo che non ha bisogno di cottura e con piccole varianti sono diffusamente preparate in tutta la Sicilia. 



Ingredienti: 

  • 300 gr di olive verdi in salamoia grandi e denocciolate
  • 60 gr di pangrattato
  • 1 spicchio d'aglio
  • 1 cucchiaio di pecorino
  • 1 cucchiaio di parmigiano o grana padano 
  • 2 rametti di prezzemolo
  • 1 cucchiaio di capperi sotto sale sciacquati
  • 2 acciughe sott'olio
  • 1 pizzico di origano secco
  • 1 peperoncino piccante
  • 40 gr di sottaceti misti 
  • 2 cucchiai aceto 
  • 2 cucchiai d'olio evo
Tranne le olive, che metterete a sgocciolare in un colapasta, versate tutti gli ingredienti in un tritatutto ed azionatelo fino ad ottenere un composto omogeneo. Farcite ogni oliva che avrete aperto a libro con il composto e richiudetela compattando il ripieno. 
Fatele riposare almeno un'ora in frigorifero prima di servirle. 



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resy alle 21:08

venerdì 17 febbraio 2023

Sparacelli gratinati (Italia) - B di Broccoletti siciliani



Una delle verdure di stagione con la B per il nostro viaggio tra gli ingredienti che amo sono i broccoletti siciliani, gli sparacelli  o sparaceddi in dialetto. 



Sono ricchi di vitamine A e C, di acido folico e di sali minerali (calcio, ferro potassio e fosforo). Aiutano il sistema immunitario e proteggono dalle infezioni le vie aeree superiori, contrastano diverse forme di tumori ( all'intestino, alla prostata, al seno ed all'intestino), prevengono l'ictus e proteggono occhi ed ossa. Sono consigliati durante la gravidanza.

In Sicilia sono utilizzati molto spesso per condire la pasta, come gli sparaceddi assassunati, ma sono ottimi anche da soli o come
accompagnamento ad un piatto di carne. 
Questa volta ho voluto seguire la ricetta che li vuole gratinati arricchiti con uvetta e pinoli, un modo leggero ma gustoso di apprezzarli.

Ingredienti: ( per 2 - 3 persone)
  • 1 broccoletto siciliano da circa 500 gr
  • 1 cucchiaio di uvetta
  • 1 cucchiaio di pinoli
  • 1 cucchiaio di pecorino grattugiato
  • 1 cucchiaio pangrattato 
  • 1 spicchio d'aglio
  • Sale e pepe q.b.
  • Olio evo
Fate cuocere a vapore le cimette del broccoletto per circa 10 minuti, quindi passatele sotto l'acqua fredda per conservare il colore brillante.
 
Conditele con sale e pepe, disponetele in un unico strato in una pirofila oleata, conditele con dell'olio evo in cui avrete fatto appena scaldare lo spicchio d'aglio.

Cospargetevi sopra l'uvetta fatta rinvenire in acqua e poi ben strizzata, i pinoli, quindi il pecorino ed il pangrattato.

Fate cuocere in forno già caldo a 180 gradi C per circa 30 minuti. 


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domenica 16 maggio 2021

Spaghetti c'anciova, muddica atturrata e noci


Questo primo piatto per me è un tuffo nei ricordi di bambina, quando mio nonno Vincenzo, palermitano, decideva che il primo preparato da mia madre non era di suo gradimento e quindi se lo preparava da solo.

In genere questo accadeva quando mamma preparava un risotto, lui sottovoce guardava il tegame con il riso sul fuoco e diceva: "Mmmmm! Risu, mi calu e non mi isu" (il riso, mi abbasso ma non riesco a rialzarmi - questo perché per molti siciliani era considerato poco nutriente!).

Allora con calma serafica metteva su la sua pentola per lessare la  pasta (rigorosamente spaghetti) e mentre prendeva una padellina mi diceva "O' nonno si prepara a' pasta c'anciova e a' muddica!". Ed io mangiavo sia il risotto di mamma che la pasta con nonno.

La pasta con l'acciuga (anciova) ed il pangrattato abbrustolito (muddica atturrata) è un primo veloce e gustosissimo, spesso arricchito dai pinoli come molti altri piatti siciliani, ma poichè anche in Sicilia si trovano ottime noci, come le noci giganti di Motta Camastra in provincia di Messina, la frutta a guscio che ho scelto per la Fattoria consapevole e solidale è proprio la noce.


 

Le noci sono ricche di acidi grassi polinsaturi e di sali minerali,  di vitamina E ed acido folico. Inoltre abbassano il colesterolo cattivo, ma bastano 30 gr al giorno di noci. 

Ingredienti: (per 4 persone) 

  • 320 gr di spaghetti
  • 8 cucchiai d'olio e.v.o.
  • 8 filetti d'acciuga
  • 1 spicchio d'aglio
  • peperoncino (a piacere)
  • prezzemolo tritato
  • 12 gherigli di noci sminuzzati grossolanamente 
  • 8 cucchiai di pangrattato 
La preparazione è molto rapida. Mentre cuocete la pasta in abbondante acqua salata in una padella fate riscaldare l'aglio ed il peperoncino nell'olio, aggiungete i filetti di acciuga che farete sciogliere aggiungendo anche qualche cucchiaio di acqua della pasta. 
In un'altra padellina fate imbiondire il pangrattato in un filo d'olio.
Quando la pasta sarà cotta al dente saltatela nella padella con l'olio e le acciughe, impiattate e cospargete su ogni piatto il prezzemolo tritato, le noci sminuzzate e la muddica atturrata. 

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lunedì 3 settembre 2018

Busiate fatte a mano alla trapanese per il Menù lib(e)ro


L'ultimo appuntamento con i primi piatti del Menù lib(e)ro riguarda quelli vegetariani e ad ospitarci guidando la brigata come chef fino al 13 settembre sarà Sabrina del blog "Nato sotto il cavolo".



Vi assicuro che trovare tra i libri che posseggo una ricetta di una pasta o una minestra che non contenesse pancetta, guanciale, lardo, osso di prosciutto o alici non è stato affatto facile, se avessi avuto dei libri esclusivamente vegetariani avrei risolto molto in fretta.

Dopo aver letto tante ricette piuttosto banali e scontate ho deciso di riprendere il libro "La cucina sicilianaL&S Pama Graphicolor Edizioni da cui avevo già preso la ricetta delle panelle  e di cimentarmi nuovamente in un piatto siciliano, le busiate alla trapanese. 


  

Le busiate sono un formato di pasta tipico del trapanese molto amato e realizzato con semola rimacinata di grano duro, acqua e sale.  
Il nome deriverebbe dall'arnese con cui vengono realizzate in casa, secondo alcuni il "buso" che è un ferro da maglia oppure secondo un'altra ipotesi la "busa", il fusto di una graminacea con cui venivano legati i fasci di spighe.
Avrei potuto utilizzare delle busiate confezionate che ci hanno regalato, ma ho voluto provare a realizzarle a mano utilizzando uno stecchino per spiedini.
Il condimento invece è il classico pesto alla trapanese, una rivisitazione tutta siciliana del pesto genovese che avevano conosciuto grazie ai marinai genovesi che attraccavano al porto di Trapani prima di rientrare a Genova dai lunghi viaggi in Estremo Oriente.
Ai pinoli hanno sostituito le loro squisite mandorle ed aggiunto il loro meraviglioso pomodoro dando così una nota tutta siciliana al pesto.
Nel libro c'è solo la ricetta del pesto, ma io vi aggiungo anche quella per realizzare a mano le busiate, se vorrete cimentarvi anche voi in un piatto tutto casalingo. 

Ingredienti: (per 4 persone)


Per le busiate fatte a mano 

  • 400 gr di semola rimacinata di grano duro
  • 200 ml di acqua
  • un pizzico di sale

Per il pesto alla trapanese  (presa dal libro)
  • 1 kg di pomodori maturi
  • 100 gr di mandorle pelate
  • un bel ciuffo di basilico (circa 30 foglie)
  • 2 spicchi d'aglio
  • sale grosso
  • olio etra vergine di olive
  • pecorino o parmigiano grattugiati
Cominciate a preparare la pasta ponendo la semola in una ciotola, formate un incavo al centro e versatevi il sale e poca alla volta l'acqua lavorando con la mano gli ingredienti fino ad ottenere un panetto. 
Continuate a lavorarlo sulla spianatoia fino a che non sarà liscio e compatto.
A questo punto avvolgetelo in una pellicola e fatelo riposare almeno 30 minuti.
Dopo il riposo stendetene con il mattarello un poco per volta, tagliate con il coltello delle strisce e quindi ricavate un cilindretto da ogni striscia, allungatelo ed assottigliatelo con i palmi delle mani (come si fa per i pici toscani) e tagliatene dei pezzi da circa 5-7 cm di lunghezza. 
Utilizzate la spianatoia senza infarinarla per formare i cilindretti.



Quindi ponete lo stecchino longitudinalmente al cilindretto di pasta e premendo leggermente con le mani fate in modo che si avvolga a spirale intorno allo stecchino.



Sfilate la busiata e ponetela su un vassoio cosparso di semola e coprite con un canovaccio. Lasciate riposare la pasta per alcune ore in questo modo.



Per la preparazione del pesto alla trapanese iniziate ad incidere con una croce i pomodori e lasciateli per 5 minuti in acqua bollente, questo vi aiuterà a togliere la pelle con facilità. 
Privateli anche dei semi e metteteli in un colino a perdere l'acqua di vegetazione.

Nel mortaio pestate le mandorle molto finemente e mettetele da parte.
Sempre nel mortaio pestate poi il basilico ben lavato ed asciugato insieme al sale grosso a cui aggiungerete l'aglio ed il pomodoro tagliato a pezzetti, continuando a pestare. 
Per ultime aggiungete le mandorle già pestate e l'olio e.v.o. a filo, girando il pestello perché la salsa diventi cremosa.
Il vostro pesto alla trapanese è pronto, anche se alcuni aggiungono già nel mortaio un po' di pecorino o parmigiano nella ricetta del mio libro no!

Se non doveste avere il mortaio potete utilizzare il frullatore ad immersione ed in nemmeno 1 minuto tutti gli ingredienti saranno amalgamati in una crema.

A questo punto dovete cuocere le busiate in abbondante acqua salata, scolarle al dente, condirle con il pesto ed accompagnarle con una spolverata di pecorino o parmigiano grattugiati e qualche mandorla tritata.



Fin qui la ricetta che ho seguito, ma nel trapanesc'è chi dopo aver condito le busiate con il pesto preparato con l'aggiunta del pecorino le cosparge con la "muddica atturrata", cioè pangrattato tostato in padella e le accompagna con patate fritte, oppure con melanzane fritte (come piacevano a mio nonno), o con frittura di pesce o con salsiccia arrostita.

Nella versione vegetariana più leggera e fresca o in quella arricchita è comunque un piatto meraviglioso! 
Alla prossima! =^-^=

domenica 5 agosto 2018

Spaghetti con tonno e peperoni alla siciliana per il Menù lib(e)ro


Fino al prossimo 16 agosto la brigata del Menù lib(e)ro sarà agli ordini dello chef Anisja del blog "La cucina di Anisja" nella preparazione di primi piatti di mare da offrire a tutti voi, ma pronti ad accogliere anche le vostre ricette. 


Nel libro "Tutto pesce" di Edda Tedeschi, che suggerisce tante ricette con il pesce, tra le tante salse per condire pasta o riso ho scelto la salsa con tonno e peperoni alla siciliana, ideale con gli spaghetti. 


Si tratta di una salsa da preparare a freddo, bisogna solo arrostire i peperoni per spellarli, ottima per le giornate calde estive.
Potete prepararla in precedenza, lasciando insaporire tutti gli ingredienti, e basterà cuocere gli spaghetti per avere un primo fresco e saporito, come molte delle ricette siciliane d'altronde.
Come in tutti i piatti semplici la qualità degli ingredienti fa ovviamente la differenza, quindi tonno ed acciughe ottimi e spaghetti possibilmente trafilati al bronzo.

Ingredienti: (per 4 persone)


  • 320 gr di spaghetti


Per la salsa con tonno e peperoni alla siciliana

  • 2 peperoni rossi
  • 1 cucchiaio di basilico tritato finemente (io preferisco spezzettarlo a mano per non farlo ossidare)
  • 2 filetti di acciughe tritati finemente
  • 2 spicchi d'aglio tritati finemente
  • 100 gr di tonno sott'olio sgocciolato
  • 1 cucchiaio di olio e.v.o.
  • pepe

Iniziate a preparare la salsa prima per dargli il tempo di riposare.
Arrostite sulla fiamma i peperoni, spellateli, privateli dei semi e della membrana bianca interna, quindi tagliateli a striscioline.
Unitevi il tonno sbriciolato, le acciughe pestate, l'aglio, il basilico, condite con l'olio e macinatevi del pepe. 
Lasciate riposare la salsa in frigorifero almeno 1 ora perché gli ingredienti si insaporiscano.
Cuocete gli spaghetti al dente e conditeli con la salsa.


Buon appetito! =^-^=

martedì 24 luglio 2018

Panelle palermitane per l'antipasto vegetariano del Menù lib(e)ro


Proviene dalla Sicilia la ricetta che ho scelto per gli antipasti vegetariani del Menù lib(e)ro che fino al 2 agosto vedrà come chef Cinzia di "cindystarblog.blogspot.com". 



Avevo una confezione ancora intatta di farina di ceci macinata a pietra, cosa prepararci se non le famose "panelle palermitane"?
Le panelle sono delle sottilissime frittelle di farina di ceci che a Palermo vengono normalmente vendute dai "panellari" per le strade  dentro ad un panino al sesamo che le rende uno dei cibi di strada più caratteristici della città. 
Calde, appena fritte sono però anche un ottimo antipasto vegetariano, molto sfizioso!
La farina di ceci, ricca di proteine, fibre, carboidrati, vitamine 
(B, A e C) e sali minerali (magnesio, potassio, calcio e fosforo) ma priva di glutineviene utilizzata fin dall'antichità dai popoli del Medio Oriente e del bacino del Mediterraneo. 
La ricetta delle panelle è tratta dal libro "La cucina siciliana
L&S Pama Graphicolor Edizioni che mi ha portato mio figlio direttamente dalla Sicilia.



La realizzazione delle panelle non è difficile, ci vuole soltanto olio di gomito per girare costantemente la farinata fino a quando non si stacca dalle pareti della casseruola. 

Ingredienti: 

  • 200 gr di farina di ceci
  • 750 ml di acqua fredda
  • 1 cucchiaino di sale fino
  • pepe a piacere
  • 1 ciuffetto di prezzemolo tritato
  • olio di semi di arachidi per friggere
  • succo di limone (per irrorare le panelle già fritte)

Per prima cosa setacciate bene la farina di ceci direttamente nella casseruola dal fondo pesante, quindi versateci una parte dell'acqua mescolando accuratamente con la frusta perché non si formino grumi.


Versate il resto dell'acqua, il sale ed il pepe e sempre mescolando con la frusta ponete la casseruola sul fuoco a fiamma bassa fino a che dal composto liquido non otterrete una farinata consistente che tenderà a distaccarsi dalle pareti. 


A questo punto versate il prezzemolo tritato, mescolate e versate la farinata su una teglia capovolta bagnata stendendola ad uno spessore di circa 3 mm. La farinata che resterà attaccata alla casseruola servirà per formare delle polpettine che andranno anch'esse fritte e si chiamano "raschiature".
Appena si sarà rappresa incidete con un coltello la farinata formando dei quadrotti o dei rombi  che una volta freddi metterete a friggere in olio caldo fino ad averli dorati.


Servite le panelle dopo averle scolate su carta assorbente ma ancora ben calde, accompagnandole con qualche goccia di limone ed ulteriore pepe e sale a piacere.

Nella versione "cibo da strada" mettete le panelle nel panino al sesamo ed irroratele sempre con alcune gocce di limone.

Nonostante siano fritte le panelle risulteranno molto leggere, un ottimo e sfizioso antipasto caldo. 
=^-^= 

sabato 6 febbraio 2016

Pasta coi broccoletti siciliani (chi' sparaceddi assassunati)



Questo piatto è uno di quelli che il mio nonno siciliano amava e grazie a lui anche tutti noi nipoti. Sapori semplici ma gustosissimi che gli ricordavano la sua terra ed in particolare la sua Palermo, di cui questo piatto è caratteristico.
E questa ricetta è il mio contributo alla Settimana dei cavoli secondo il Calendario del cibo italiano 2016  dell'AIFB di cui è ambasciatrice Tamara Giorgetti del blog "Un pezzo della mia maremma".

Si tratta di una ricetta che ho scoperto ha origini nella cucina ebraica.
Lo scrittore e giornalista Gaetano Basile, illustre enogastronomo ed esperto di tradizioni siciliane, afferma che buona parte della cucina palermitana è di origine cacher e la tradizione di utilizzare l'olio insaporito dall'aglio soffritto è tutta ebraica.
Quando in Sicilia nel XVIII e XIX secolo giunsero i monsù (capocuochi francesi che lavoravano nelle residenze della nobiltà) scoprirono questa semplice salsa a base di olio con aglio soffritto e capirono che era ottima per condire (in francese "assaisonner") le verdure che prima erano solo lessate in acqua. Da allora le verdure saltate in padella con aglio ed olio in Sicilia si chiamano "assassunate" e come accade in ogni altro luogo, la cucina ebraica viene assimilata e fatta propria dalla cucina siciliana.

I broccoletti siciliani, che in dialetto sono chiamati "sparaceddi" (e che invece a Palermo chiamano sparaciddati) sono una varietà che appartiene alla stessa famiglia del cavolo, del broccolo, del cavolo verza, dei cavoletti di Bruxelles e sono tipici della splendida isola.


Sparaceddi siciliani (foto da wikipedia di David Monniaux)
Mio nonno Vincenzo non avrebbe avuto dubbi sul formato di pasta da usare per questa ricetta, spaghettoni, anche perché era la pasta che lui amava. Io invece questa volta ho voluto accompagnare con gli sparaceddi delle mezze maniche rigate, a voi la scelta, anche se la tradizione siciliana vuole spaghettoni o bucatini.

Veniamo alla ricetta.




Ingredienti (per 4 persone):

  • 1 kg di broccoletti siciliani (sparaceddi)
  • 320 gr di mezze maniche rigate
  • 4 filetti d'acciuga deliscati e privati del sale (quelle sotto sale sono le più gustose) 
  • 1 spicchio d'aglio
  • peperoncino secondo i gusti (anche se mio nonno preferiva il pepe appena macinato)
  • olio e.v.o.
  • sale q.b.
Iniziate con porre sul fuoco una pentola con dell'acqua, quando giunge a bollore aggiungete il sale ed immergeteci le cimette degli sparaceddi con un pezzetto di circa 2 cm del loro gambo che inciderete perché cuocia contemporaneamente al resto della cimetta. Fate cuocere 10 minuti, scolatele delicatamente senza gettare l'acqua in cui hanno cotto e ponetele nella padella dove avrete fatto prima imbiondire nell'olio e.v.o lo spicchio d'aglio e fatto sciogliere i filetti di acciuga con il peperoncino, se lo preferite al pepe.
Nel frattempo portate nuovamente a bollore la stessa acqua in cui hanno cotto gli sparaceddi e cuocetevi la pasta al dente.
Quando è pronta fatela saltare nella padella con il condimento e fatela insaporire aggiungendo eventualmente un goccio dell'acqua di cottura.
Una grattugiata di pepe se non avete usato il peperoncino e su ogni piatto un giro di olio extra vergine d'oliva di quello buono.

Mio nonno avrebbe immancabilmente accompagnato il piatto con una spolverata di "muddica atturrata", ovvero del pangrattato tostato in padella antiaderente da solo o con un filo d'olio.

Buon appetito a tutti!!


domenica 3 maggio 2015

Genovesi ericine e bucatini e cozze ca' muddica atturrata per gli studiosi della base in Antartide

Noi dell'Abbecedario culinario mondiale ancora per oggi siamo impegnati nel creare dei menù per le basi antartiche mentre il 1° maggio 2015 si è inaugurata a Milano l'Esposizione Universale  2015 che avrà come tema principale "Nutrire il pianeta, energia per la vita". 
Durante la cerimonia di inaugurazione andata in diretta tv sui maxi-schermi sono state inviate immagini della base italo-francese Concordia in cui i temi di Expo 2015 sono regole di vita: evitare gli sprechi alimentari (alimenti che con grande fatica giungono fino alla base), evitare qualsiasi tipo di inquinamento ambientale con il riciclaggio di ogni tipo di bene, dell'acqua come del calore vitali a quelle temperature, e ridurre al minimo l'utilizzo delle fonti di energia non rinnovabili.
Dovremmo considerare il nostro pianeta come un'enorme Antartide da rispettare, da salvaguardare, da difendere.
E proprio sull'onda di questi temi ho voluto preparare oggi per la base antartica due ricette della tradizione italiana che con pochi ingredienti riescono ad essere eccezionali. 
La prima ricetta è tipica di Erice, le genovesi, dei dolcetti creati dalle monache del Convento di San Carlo e portate fino ai nostri giorni da Maria Grammatico. Dopo aver trascorso 15 anni nel convento (dove la mamma rimasta vedova con altri figli aveva lasciato lei e la sorellina più piccola per garantire loro la sopravvivenza) ed aver appreso l'arte della pasticceria siciliana delle monache, la Grammatico ha aperto un suo laboratorio ed ancora delizia chi si trova a passare per Erice con le sue squisitezze, tra cui le genovesi. 

Erice è la città in provincia di Trapani che dai suoi 750 metri di altitudine domina dall'alto la stessa Trapani con un panorama mozzafiato.
Dal 1963 lo scienziato trapanese Antonino Zichichi vi ha istituito il Centro di Cultura Scientifica intitolato ad Ettore Majorana e per questo Erice è deniminata "Città della Scienza".
E quindi dalla Città della Scienza partono idealmente questi dolcetti destinati alla base antartica Concordia. Si tratta di dolcetti di pasta frolla ripieni di crema gialla (una crema pasticcera leggera) o di crema bianca e gocce di cioccolato (a base di ricotta).
Per la base antartica ho pensato fosse più semplice realizzarli con il ripieno di crema pasticcera aromatizzata con scorza di limone (che potrebbero avere surgelata o sotto forma di essenza).

Passiamo alle ricette.




Ingredienti per 18 "genovesi ericine":

Per la frolla
  • 250 gr di semola rimacinata di grano duro
  • 250 gr di farina 00
  • 250 gr di zucchero semolato
  • 200 gr di margarina
  • 4 tuorli d'uovo
  • 6-7 cucchiai di acqua fredda (secondo quanto ne richiede la farina)

Per la crema gialla
  • 150 gr di zucchero semolato
  • 2 tuorli d'uovo
  • 40 gr di amido di mais
  • 1/2 litro di latte
  • la scorza di un piccolo limone biologico
Iniziamo a preparare la frolla.
Mescoliamo sul piano di lavoro le due farine insieme allo zucchero, al centro poniamo la margarina a pezzetti e con la punta delle dita riduciamo tutto ad una consistenza sabbiosa.




Aggiungiamo i tuorli e l'acqua poca per volta per vedere quanta ne sarà necessaria, mescoliamo con la forchetta e per ultimo amalgamiamo con le mani fino ad avere un composto liscio ed omogeneo che avvolgeremo nella pellicola e faremo riposare in frigorifero almeno 30 minuti.




Nel frattempo passiamo a preparare la crema per il ripieno.
In una casseruola dal fondo spesso amalgamiamo lo zucchero con i tuorli e l'amido di mais.



Aggiungiamo pian piano poco latte perché non si formino grumi, quindi aggiungiamo il restante latte e poniamo sul fuoco con la scorza del limone, mescolando continuamente fino a che non raggiunge la consistenza cremosa ma non troppo spessa. Lasciamo raffreddare.



Riprendiamo la pasta frolla e la stendiamo ad uno spessore di 1/2 cm, ricaviamo dei dischi di circa 10 cm di diametro.



Vi poniamo al centro un cucchiaio di crema (a cui avremo tolto la scorza del limone) e richiudiamo con un altro disco, sigillando il tutto con i rebbi di una forchetta.




Disponiamo su teglie foderate di carta da forno e cuociamo in forno già caldo a 180°C per 20-25 minuti, spolverizziamo con abbondante zucchero a velo e dovremmo servire tiepide, ma nessuno ci impedisce di mangiarle anche fredde.






********************************




La seconda ricetta è quella di un primo piatto che per noi italiani è un classico, ma con una variante tutta siciliana: bucatini e cozze ca' muddica atturrata. 
Si possono utilizzare tranquillamente cozze surgelate con tutto il guscio, sono quelle che mantengono inalterato il sapore dei mitili,
aglio e prezzemolo surgelati ed il tocco siciliano è una spolverata di muddica atturrata, cioè pane grattugiato rosolato in padella senza aggiunta di olio, quello che era il parmigiano dei poveri.

Ingredienti per i "bucatini e cozze ca' muddica atturrata" (per 2 persone):

  • 200 gr di bucatini o spaghettoni
  • 500 gr di cozze con il guscio
  • 2 spicchi d'aglio
  • un pizzico di peperoncino piccante tritato
  • prezzemolo tritato in abbondanza
  • 1 cucchiaino di capperi sotto sale
  • un goccio di vino bianco
  • 3 cucchiai d'olio extra verdine d'oliva
  • 3 cucchiai di pane grattugiato
Facciamo innanzitutto aprire le cozze (precedentemente private del bisso e ben lavate) in un tegame con un goccio d'olio, 1 spicchio d'aglio e qualche gambo di prezzemolo.



Nel frattempo tritiamo il prezzemolo con i capperi sciacquati e l'altro spicchio d'aglio, li mettiamo in una padellina con 2 cucchiai d'olio e con il peperoncino, sfumiamo con un goccio di vino bianco.


In un'altra padellina facciamo tostare il pane grattugiato fino a che non abbia preso un bel colore biondo, la famosa "muddica".



Cuociamo al dente la pasta, la saltiamo in padella con le cozze e parte del loro sughetto, uniamo il trito che abbiamo fatto soffriggere nella padellina ed amalgamiamo fino a che non si sia formata una cremina.
Versiamo nel piatto e guarniamo con una  spolverizzata di muddica atturrata.


Con queste due ricette, che affido a Brii di "briggishomewordpress.com", lascio il mio ruolo virtuale di cuoca presso la base antartica Concordia, tanto con gli chef che vi prestano servizio gli studiosi hanno sicuramente dei piatti stellati ogni giorno!!!  Auguro buon lavoro a tutti gli ospiti delle basi scientifiche in Antartide!! ^-^



Il trolley è già pronto per il primo volo verso Kyoto in Giappone dove saremo da domani!