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sabato 20 marzo 2021

Cassòla di ricotta

 


Dall'11 marzo e fino al 10 aprile prossimo con la "Fattoria consapevole e solidale" prepareremo ricette che abbiano come ingrediente principale il latte e tutti i suoi derivati.


 
A Roma sembrerebbe strano parlare di latte e prodotti caseari a km 0 all'interno del Grande Raccordo Anulare, ma nel quartiere Monte Mario dove io vivo  ancora assistiamo, anche se non quotidianamente come diversi anni fa, all'attraversamento di greggi di pecore che sono allevate in zona e si possono acquistare anche i latticini e formaggi prodotti dalle stesse aziende agricole. Verso il litorale di Palidoro a Torrimpietra poi si produce dell'ottimo latte vaccino.

Ho voluto utilizzare la nostra ricotta di pecora DOP per realizzare un dolce che come altri piatti romani proviene dalla tradizione giudaico-romana, la cassòla dolce  che si può gustare ancora nei ristoranti del vecchio ghetto di Roma ed ho seguito la ricetta di Bruna Tedeschi. 

Si tratta di un dolce semplicissimo e senza farina, tanto da essere adatto anche ai celiaci. Non contiene grassi aggiunti, bisogna solo cospargere bene di burro la teglia dove si cuoce e spolverarla poi di pangrattato, per i celiaci si può foderare la teglia con carta da forno. Bisogna solo far scolare molto bene la ricotta per un giorno perché sia ben asciutta.



Ingredienti: (per una teglia da 28 cm di diametro)

  • 1,200 kg di ricotta di pecora (o di mucca) ben scolata
  • 8 uova intere
  • 8 cucchiai di zucchero semolato
  • 250 gr di uvetta
  • scorza grattugiata di 1 limone e di 1 arancia non trattati
  • cannella in polvere una generosa spolverata
  • un pizzico di sale
Dopo aver fatto scolare bene la ricotta lavoratela in una ciotola con lo zucchero ed il pizzico di sale, fino a renderla bella spumosa.
Aggiungete quindi un uovo alla volta facendolo incorporare bene prima di aggiungere il successivo. 
Sarà quindi la volta della scorza grattugiata di limone ed arancia, l'uvetta fatta rinvenire in acqua tiepida e poi ben asciugata e la cannella in polvere. 
Nella versione più moderna c'è chi sostituisce l'uvetta con gocce di cioccolato.
Imburrate molto bene la teglia e cospargetela di pangrattato, oppure rivestitela completamente di carta da forno. Io ho preferito realizzare delle monoporzioni utilizzando degli stampini da 10 cm di diametro, con queste dosi ne ricaverete 16.
Riscaldate il forno a 180°C e fate cuocere per 45 minuti se utilizzate la teglia unica, facendo colorire la superficie per alcuni minuti sotto il grill, altrimenti se utilizzate gli stampini basteranno circa 25 minuti. Controllate con uno stecchino che immerso al centro ne esca asciutto. 
Dopo la cottura il dolce si abbasserà un po' ma è normale.
Al momento di servirlo freddo cospargetelo di zucchero a velo.


Seguiteci su FB e IG con l'hashtag: #fattoriasolidaleeconsapevole  

 

 

 

  

giovedì 7 gennaio 2021

Il serpentone dolce di Capena



Questa volta non sono andata lontano per scovare un dolce natalizio poco famoso ma che è molto diffuso con piccole varianti nell'Italia centrale, in particolare tra Lazio, Abruzzo e Umbria, fino anche alla Campania dove il ripieno è arricchito di miele (pizza figliata). 
Si tratta del "serpentone di Capena", un dolce dalla forma tipica che sembra rappresenti la capacità di rigenerarsi della natura e la rinascita, ed in questo momento particolare che stiamo attraversando penso che la "rinascita" sia l'augurio più appropriato da farci. Si prepara un po' tutto l'anno ma in particolare per il periodo natalizio, per Sant'Antonio Abate (17 gennaio) e per Sant'Anatolia (10 luglio).
A Roma è legata ad una leggenda in cui si narra che nel 291 a.C.per porre fine ad un'epidemia di peste che colpì Roma si prelevò in Grecia dal tempio dedicato al dio guaritore Esculapio il   suo serpente sacro, questo prese vita e salì spontaneamente sulla nave che lo avrebbe portato a Roma.Risalendo con la nave il Tevere, il serpente si lanciò nelle acque nuotando verso l'isola Tiberina. Lì si pose la prima pietra del tempio dedicato ad Esculapio e la peste cessò. Da allora si cuocevano focacce a forma di serpente da offrire al dio perché vegliasse sulla salute dei romani. 
I Capenati mi perdoneranno se ho modificato un po' il loro serpentone nell'aspetto 😌. 




Per la pasta:

- 250 gr di farina 00
- 1 uovo intero
- 25 gr di zucchero semolato 
- 60 gr di vino bianco
- 30 gr di olio di oliva dal sapore delicato
- 1 cucchiaio di rum 
- 1 cucchiaio di alchermes
- 1cucchiaino di cannella in polvere

Per il ripieno:

- 125 gr di mandorle (o nocciole o un misto di entrambe)
- 125 gr di zucchero semolato
- 70 gr di cioccolato fondente (oppure 50 gr di cioccolato fondente                                  e 20 gr di cacao amaro in polvere) 
- 2 cucchiai di rum
- 2 cucchiai di alchermes
- scorza grattugiata di un limone non trattato
- scorza grattugiata di un'arancia non trattata

Preparate la pasta unendo in una ciotola la farina setacciata a tutti gli altri ingredienti. Lavoratela sulla spianatoia per renderla liscia ed uniforme, avvolgetela nella pellicola e fatela riposare in frigorifero almeno 30 minuti. 

Sbucciate le mandorle dopo averle tuffate per alcuni minuti in acqua bollente, asciugatele e passatele in forno con le nocciole per 10-15 minuti a 180 gradi in forno preriscaldato su teglia foderata di carta forno in un unico strato,facendole appena dorare. 
Tenete da parte una mandorla che servirà per fare la lingua del serpente. 
Una volta raffreddate sminuzzatele al mixer insieme al cioccolato fondente, quindi unite il composto in una ciotola insieme a tutti gli altri ingredienti. Otterrete un composto granuloso ma non bagnato.


 
Ora allargate sulla spianatoia con il mattarello la pasta aiutandovi con un po' di farina e formate un ovale dallo spessore piuttosto sottile. 
Cospargetevi sopra il ripieno lasciando tutto il perimetro libero per circa 1-2 cm bagnandolo con uovo battuto. 
Ripiegate un bordo più appuntito  che formerà la testa del serpente, avvolgete quindi il resto lungo la parte più arrotondata dando la forma del corpo del serpente con la coda appuntita.




Posizionate il serpentone su carta forno e poi sulla teglia. Con 2 chiodi di garofano formare gli occhi, usate alcuni piccoli ritagli di pasta per guarnire il serpente e ponete una mandorla come lingua. 
Spennellate il serpentone con uovo battuto e fatelo cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi C fino a che non sarà dorato (circa 40 minuti). 


È veramente buono, provatelo e speriamo che funzioni come omaggio ad Esculapio! 
Buon anno a tutti! 


domenica 23 aprile 2017

Casatella di Terracina, dolce con la ricotta non solo per Pasqua



Quest'anno la ricetta del dolce tradizionale per Pasqua arriva ahimè con una settimana di ritardo, ma vi assicuro che se vorrete provarlo anche a festività passate ne rimarrete entusiasti.
Questa volta sono rimasta nella mia regione visto che Terracina è una delle splendide cittadine marittime in provincia di Latina ricca di mitologia e di storia.
A metà strada tra Roma e Napoli ha una sua tradizione gastronomica influenzata da quella di queste due città, ma con delle particolarità che la rendono caratteristica.
La casatella è il tipico dolce pasquale a base di ricotta, ma molto diverso dalla pastiera napoletana, ha un gusto tutto suo.

Ingredienti: (per una teglia da 30 cm di diametro)

Per la frolla

  • 350 gr di farina 00
  • 130 gr di zucchero semolato
  • 75 gr di burro
  • 1/2 bustina di lievito per dolci
  • 2 uova intere

Per il ripieno
  • 500 gr di ricotta di mucca
  • 4 uova intere
  • 250 gr di zucchero semolato
  • 1 tazzina e mezza di caffè amaro fatto con la moka
  • mezza tazzina da caffè di Sambuca
  • 1/2 cucchiaio di caffè in polvere
  • 1 cucchiaio di cannella in polvere
Iniziate a preparare la frolla setacciando insieme la farina con il lievito e disponendola a fontana nel centro amalgamate le uova con lo zucchero. Incorporate la farina mano a mano e per ultimo il burro a pezzetti. Formato un impasto liscio e compatto appiattitelo e avvolgetelo con la pellicola per farlo riposare 30 minuti in frigorifero.


Nel frattempo preparate il ripieno montando con le fruste elettriche le uova con lo zucchero, quindi unendo la ricotta passata al setaccio, la sambuca, il caffè espresso ed il caffè in polvere e la cannella. 



Riprendete la frolla, stendetene 3/4 a circa 3 mm di spessore per rivestire la teglia imburrata. Forate il fondo con i rebbi di una forchetta.


Versate il ripieno e con il resto della frolla realizzate delle striscioline per guarnire la casatella. Nel mio caso il ripieno era un pò troppo morbido ed ha ricoperto le prime striscioline di frolla. 
  



Fate cuocere a 180°C in forno preriscaldato fino a che il ripieno non risulta asciutto (circa 1 ora, ma controllate con uno stecchino perché ogni forno funziona diversamente).

Fatela riposare almeno un giorno perché gli aromi si amalgamino, quindi estraetela dalla teglia e cospargetela di zucchero a velo. E' davvero deliziosa. 


Alla prossima!!  =^-^=

mercoledì 14 settembre 2016

Maritozzo romano con la panna...e le sue origini romantiche!


Chi può dimenticare il maritozzo con la panna che la domenica mattina andavo a prendere con le amichette nella pasticceria del quartiere.
All'uscita dalla messa a cui partecipavano tutti i bambini che frequentavano il catechismo era una tappa obbligata, una rapida corsa attraversando la piazza e quelle meraviglie profumate erano lì in bella mostra nella vetrina che aspettavano solo noi. Morbidi, biondi, con una leggera glassatura di zucchero che si sgretolava ad ogni morso ed al centro la farcitura di candida panna montata.
Anche se poi da ragazza ne ho mangiati di buonissimi in centro in qualsiasi momento della giornata, nei miei ricordi resta il dolce della colazione domenicale.
E per i veri romani è proprio il dolce della colazione, accompagnato da un buon caffè o da un cappuccino, i "cornetti" sono una modernità che ha preso piede in seguito, buonissimi se ben fatti ma nulla a che vedere con la goduria che può darti un maritozzo con la panna.
Le sue origini sono molto antiche, un pò come tutte le meraviglie artistiche della nostra città, già gli antichi Romani avevano l'abitudine di mangiare delle pagnotte dolci arricchite con uva passa.
Durante il Medioevo si arricchì di miele e burro e diventò l'unico dolce che si poteva mangiare durante la Quaresima. 
Il suo nome quasi sicuramente deriva dal modo scanzonato e tutto romano di alterare il nome "marito". Questo perché due usanze lo legano al futuro marito. 
Una voleva che il primo venerdì di marzo (ricorrenza che poi sarebbe diventata l'attuale San Valentino) il fidanzato regalasse questo dolce alla futura sposa spesso nascondendo all'interno del maritozzo un anello o un altro oggetto d'oro.
L'altra invece voleva che le ragazze in età da marito preparassero queste pagnottelle e le portassero in piazza. La ragazza che aveva preparato i maritozzi più buoni riceveva le attenzioni dei giovani del paese.
Solo in seguito il maritozzo si è arricchito con la panna montata, pur conservando il sapore semplice della tradizione povera e contadina, tradizione da cui provengono tutti i piatti tipicamente romani più conosciuti ed apprezzati.
La ricetta che ho seguito l'ho presa dal sito "noi di Roma" che racconta la nostra città a 360°, comprese le ricette della gastronomia tipica romana.




Ingredienti: (per 12 maritozzi)

Per l'impasto

  • 500 gr di farina manitoba
  • 250 ml di acqua tiepida
  • 12 gr di lievito di birra fresco
  • 95 gr di zucchero + 1 cucchiaino per attivare il lievito
  • 5 gr di olio di semi di mais
  • la scorza grattugiata di 1 limone o di 1 arancia non trattati
  • 2 tuorli
  • 30 gr di arancia candita
  • 30 gr di pinoli
  • 30 gr di uva passa
  • 6 gr di sale
Per la glassatura
  • 100 gr di acqua
  • 150 gr di zucchero
Per la farcitura
  • 500 ml di crema di latte da montare
  • 40 gr di zucchero a velo  (facoltativo)
Iniziate a sciogliere il lievito di birra con 1 cucchiaino di zucchero in un goccio di acqua tiepida.

Mescolate nella planetaria o sulla spianatoia la farina con lo zucchero ed aggiungete il lievito sciolto con il cucchiaino di zucchero nonché la rimanente acqua sempre tiepida a cui avrete unito l'olio di semi,il sale e la scorza grattugiata di limone.
Amalgamate rapidamente i liquidi con le polveri, aggiungere anche i tuorli d'uovo ed impastate per circa 7 minuti fin a che non si tutto ben amalgamato ed incordato attorno alla foglia della planetaria.
Nel frattempo avrete lasciato rinvenire in acqua fredda per 10 minuti l'uva passa. Strizzatela ed asciugatela ed unitela insieme ai pinoli ed ai canditi sul piano di lavoro lavorando un pò con le mani l'impasto.
Infarinate una ciotola e disponeteci il panetto coperto con pellicola lasciandolo lievitare per almeno 2 ore.



Quando l'impasto ha raddoppiato il suo volume dividetelo in 12 pezzi ( a me son venuti di circa 81 gr ciascuno), lavorate col palmo della mano sul piano di lavoro ogni pezzo per formare una pallina e mettetele sulla teglia coperta con carta da forno e coperte da pellicola per lievitare ancora 30 minuti.



Riprendete ogni pallina, lavoratela sul piano dandole una forma allungata e riponete nuovamente sulla teglia foderata di carta da forno avendo l'accortezza di distanziarle bene tra di loro perché aumenteranno notevolmente di volume, coprite con pellicola e fate lievitare ancora 1 ora in luogo riparato.



Intanto preparate lo sciroppo per la glassatura in un pentolino facendo sciogliere e poi ridurre a fiamma bassa l'acqua con lo zucchero fino ad ottenere uno sciroppo abbastanza denso che lascerete raffreddare.
Fate riscaldare il forno a 180°C e cuocete i maritozzi per 18-20 minuti.
Ancora tiepidi spennellarli con lo sciroppo di zucchero e metterli ad asciugare nel forno spento per 10 minuti, quindi fuori dal forno lasciateli raffreddare.



Montate la crema di latte ed eventualmente addolcitela secondo i vostri gusti.
Ormai freddi praticate longitudinalmente un taglio e farciteli con la panna montata. 



Una leggera spolverata di zucchero a velo ed i vostri maritozzi per la colazione tipica romana sono pronti! 
Alla prossima ricetta! =^-^=

mercoledì 31 agosto 2016

Ciambelline al vino e semi d'anice


Da un pò volevo postare la ricetta di questi biscotti che in casa nostra amiamo e che sono anche tipici della nostra regione, il Lazio.
Mi sono decisa a pubblicarla proprio oggi che il calendario del cibo italiano 2016 celebra la giornata dell'anice e del finocchietto.
Ambasciatrice di questa giornata è Valentina De Felice del blog "diverdediviola" che ha pubblicato sul sito AIFB il suo interessante articolo sull'argomento.

Questi biscotti fanno parte della tradizione popolare di tutta l'Italia centrale, fatti con pochi semplici ingredienti che tutti avevano in casa: farina, zucchero (più o meno abbondante secondo i gusti), olio d'oliva, vino, un pò di lievito e semi d'anice.
Veloci da realizzare riempiranno la cucina di un profumo fantastico, sono ottimi sia da sgranocchiare da soli che inzuppati in un buon bicchier di vino aromatico.




Ingredienti: (per circa 50 ciambelline)

  • 500 gr di farina 00
  • 160 ml di vino bianco
  • 150 ml di olio evo dal gusto delicato 
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 40 gr di semi d'anice
  • 8 gr di lievito per dolci
  • un pizzico di sale
Per guarnire

  • poco zucchero semolato  

Per prima cosa mettete i semi d'anice a bagno nel vino e lasciate che si idratino un pò.

In una ciotola mescolate la farina con lo zucchero, il sale ed il lievito in polvere, versate nel centro l'olio ed il vino in cui avete fatto idratare i semi d'anice ed amalgamate tutto fino ad ottenere un bel panetto liscio che lascerete riposare coperto con un'altra ciotola per 30 minuti.


Trascorso il riposo prendete un pò d'impasto per volta, ricavatene un cilindro di circa 1 mignolo di spessore ed una lunghezza di circa 10 cm. Chiudetelo a ciambella e passate solo un lato nello zucchero semolato.




Adagiate le ciambelline sulla teglia rivestita di carta da forno dal lato non ricoperto di zucchero e fate cuocere in forno preriscaldato a 180°C per 20-25 minuti.


Se non dovesse piacervi il gusto dell'olio evo potete sostituirlo con del buon olio di semi.


Potete conservarle per alcuni giorni in un contenitore ermetico, sempre che non le finiate subito. =^-^=

P.S.: Se volete intensificare il sapore di anice potete aggiungere al vino anche un goccio di Mistrà, il conosciutissimo liquore all'anice stellato!

lunedì 20 giugno 2016

I giglietti di Palestrina ...perché le cose semplici spesso sono anche le più difficili !


In una città come Roma, dove di "veri romani de 7 generazioni" ce ne sono rimasti veramente pochi e dove la presenza di cittadini provenienti da svariate parti del mondo è sempre maggiore, luoghi che vendono prodotti tipicamente romani o laziali sono sempre meno.
Ma basta allontanarsi di pochi chilometri dalla periferia della città per trovare paesi dove le tradizioni culinarie sono ancora profondamente radicate.
Materie prime a chilometro zero dai sapori caratteristici, mani sapienti di anziane che continuano a trasmettere il loro sapere alle nuove generazioni, la ritualità con cui si preparano le pietanze ed i dolci della domenica e delle feste, tutto ciò ha fatto in modo che i prodotti tipici della tradizione continuino ad essere apprezzati e non solo a livello locale.
Questi biscotti, che ho provato a rifare, sono un prodotto tipico di Palestrina, l'antica Præneste che ha dato il nome alla via Prenestina. 
La storia del "giglietto di Palestrina" è strettamente legata a quella della famiglia nobile dei Barberini, proprio quelli dell'omonima piazza di Roma con la stupenda fontana del Tritone e la più piccola ma altrettanto importante (anche se ormai è solo una copia) fontana delle api all'angolo con via Veneto.
Nel 1644 dopo la morte di Papa Urbano VIII Barberini, la sua famiglia venne accusata di avere male amministrato le finanze dello Stato pontificio e fu costretta a rifugiarsi in Francia, ospite della corte di Luigi XVI. Qui i cuochi e pasticceri dei Barberini conobbero quel biscotto fatto con uova, farina, zucchero e scorza di limone a forma di giglio, simbolo dei Borbone. Quando finalmente i Barberini poterono tornare a Palestrina, acquistata da papa Urbano VIII dai Colonna per farne la sede della famiglia, i loro pasticceri tentarono di riprodurre il biscotto francese ma a forma di ape, simbolo dei Barberini. Questa forma però non ebbe successo e quindi ripresero a dargli la forma del giglio.
Da allora questi biscotti hanno continuato ad essere confezionati presso il convento delle Clarisse di Palestrina, fino a che la loro ricetta segreta non è giunta nei panifici e biscottifici della zona che ancora continuano a produrli.
Dal 2014 il "giglietto di Palestrina e Castel San Pietro" ( il paese dove girarono il film "Pane amore e fantasia") è presidio Slow Food.

Visto gli ingredienti semplici con cui sono fatti penserete che non ci voglia nulla a prepararli...beh la sapienza è tutta nel lavorare questo impasto morbido di uova, zucchero, farina e scorza di limone dandogli la tipica forma a giglio. 
Io ne ho fatte diverse teglie ma quella forma perfetta che le gigliettare di Palestrina e Castel San Pietro sanno ricavare non sono riuscita a dargliela, il sapore però è buonissimo.




Ingredienti:
  • 5 uova intere (che dovrebbero pesare circa 330 gr)
  • 333 gr di zucchero semolato
  • 333 gr di farina di grano tenero tipo 1 macinata a pietra
  • la scorza grattugiata di 1 limone non trattato 
  • un pizzico di sale
La ricetta originale parla di 1 libbra inglese (pari a 333 gr) per ciascuno dei 3 ingredienti principali per ottenere circa 1 chilogrammo di giglietti.

Dovete innanzitutto montate le uova intere con lo zucchero ed il pizzico di sale nella planetaria o con le fruste elettriche per almeno 20 minuti fino ad ottenere un composto gonfio e che scriva.


Con la frusta a mano delicatamente dal basso verso l'alto unite ora la scorza grattugiata del limone (io ho utilizzato la scorza di 2 limoni) e la farina setacciata.



Quando il composto è pronto versatene un cucchiaio per volta sul piano di lavoro dove avrete precedentemente formato una montagnola con altra farina.

L'impasto risulterà molto morbido, quindi delicatamente con le mani ben infarinate formatene un cilindro di circa 1 cm di diametro avvolgendolo nella farina e dividetelo in 3 parti che disporrete sulla teglia foderata di carta da forno.

Unite la base dei 3 cilindretti piegando le punte per dare la tipica forma del giglio. 
Questa è la fase più difficile che invece guardando i video dove le gigliettare li realizzano sembra di una facilità estrema.



Lasciate riposare alcuni minuti i giglietti in teglia prima di infornarli a 180°C per 10-15 minuti in forno preriscaldato.
Una volta freddi spolverateli con zucchero a velo.


Ricordano i savoiardi e sono perfetti per inzupparli, decidete voi se in un bicchiere di latte, una tazza di caffè o del buon vino rosso. 
Sembra che siano perfetti anche per confezionare il tiramisù!! =^-^=

sabato 19 dicembre 2015

I tozzetti laziali alle nocciole


Lo scorso anno ho voluto condividere con voi la ricetta dei biscotti di Prato, legati alla mia infanzia, quest'anno invece voglio rendere merito a questi biscotti tipici della mia regione.
La forma è la stessa, può variare l'uso di olio o burro come grasso, ma la differenza sostanziale consiste nell'uso di nocciole al posto delle mandorle.
I tozzetti sono diffusi in tutta l'area centrale del nostro paese con piccole varianti che ogni zona ed addirittura ogni famiglia ha fatte proprie con il passare del tempo.
Nei comuni della provincia di Viterbo, fino a quelli della provincia di Roma a nord della capitale, viene coltivata la "nocciola tonda gentile romana DOP"  e quindi lo splendido ingrediente per questi biscotti non ci manca davvero.
Questa ricetta è una delle prime che annotai ormai più di 30 anni fa nel mio primo quaderno delle ricette ed era della mamma di una mia amica che preparava spesso questi favolosi tozzetti.



Ingredienti (per circa 120 tozzetti)

  • 1 kg di farina 00
  • 500 gr di zucchero
  • 4 uova 
  • 150 gr di burro
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • i semi della bacca di una vaniglia
  • 300 gr di nocciole
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • la scorza grattugiata di un'arancia non trattata
La preparazione è molto semplice.
Iniziate con amalgamare tutti gli ingredienti tranne le nocciole in una ciotola capiente con una forchetta, quindi trasferite l'impasto sul piano di lavoro infarinato.

 
Lo lavorate fino a che non è ben compatto e vi aggiungete le nocciole che avrete diviso a metà lasciandone 1/4 intere.


Dividete la massa in 4 parti con cui ricavate 4 filoncini.



Li disponete ben distanziati tra loro sulla teglia rivestita di carta da forno e fate cuocere in forno già caldo a 180° per 20 minuti.

Appena i filoncini sono diventati tiepidi tagliate per sbieco delle fette da 1 cm di spessore.


Ponete nuovamente nella  teglia e sotto il grill fate colorire per 5 minuti da una parte e poi li voltate dall'altra per altri 5 minuti controllando che non si brucino.


I vostri tozzetti alle nocciole profumati e gustosi sono pronti per essere sgranocchiati. 
Alla prossima !! =^-^=

domenica 31 marzo 2013

Pizza Giulia - pizza cresciuta laziale di Pasqua




Fin da piccola la colazione tradizionale di Pasqua era fatta di uova sode, pizza dolce e salame corallina (un tipico salume laziale).
La pizza dolce in genere era quella umbra preparata dalle suore con cui lavorava mia zia, altrimenti mamma preparava uno dei suoi semplici ma squisiti ciambelloni.
Quello che più mi piaceva della pizza dolce umbra era il leggero sapore di anice, un sapore che amavo anche nelle caramelle mentre odiavo spassionatamente le caramelle alla frutta!!
Da qualche anno ahimé i dolci lievitati con lievito di birra mi creano problemi di degestione e quindi debbo limitarmi a mangiarne una fettina.

Quando ho trovato la ricetta di una "pizza cresciuta" tipica laziale, precisamente di Tivoli, aromatizzata con semi d'anice e che prevede sia la lievitazione tradizionale molto lunga con lievito di birra in due fasi( una la sera e l'altra la mattina seguente) sia una lievitazione diretta usando lievito per dolci, l'ho voluta provare.
Sicuramente la lievitazione con lievito di birra produce un impasto più leggero con un sapore caratteristico dato proprio dal lievito, ma anche quella con lievito chimico è di tutto rispetto.

Non avendo a disposizione due contenitori in alluminio adatti, ho utilizzato uno stampo americano per chiffon cake. Di seguito vi riporto la ricetta.

Ingredienti: (per 2 pizze o 1 grande come la mia)


  • 6 uova
  • 20 gr di semi d'anice
  • 1/4 di lt di vermouth
  • 4 bicchierini di liquori diversi (circa 100 ml di ciascuno che possono essere a vostro gusto, ad esempio Mistrà, Rum, Alchermes, Cointreau)
  • 1/4 di lt di olio di oliva (250 ml)
  • 800 gr di farina
  • 500 gr di zucchero
  • scorza grattugiata di 1 limone non trattato
  • scorza grattugiata di un'arancia non trattata
  • odore di vaniglia
  • 2 bustine di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale

Per prima cosa ho messo a bagno i semi d'anice nel vermouth per tutta la notte.
La mattina dopo ho montato nella planetaria le uova con lo zucchero fino ad avere un composto chiaro e spumoso.



Ho quindi unito con la frusta a foglia poca per volta la farina setacciata con il pizzico di sale e la vaniglia, poi le scorze grattugiate di arancia e limone, i liquori ed il vermouth con i semi d'anice, l'olio d'oliva e per ultime le due bustine di lievito.



Riempire a metà gli stampi, imburrati e infarinati se in alluminio, o stampi di carta per panettoni.
Far cuocere in forno preriscaldato a 170°-180° per circa 1 ora fino a quando non si saranno formate delle crepe sulla superficie e fate la prova stecchino.
Fate raffreddare nello stampo e..............gustatela il giorno dopo quando i sapori si saranno tutti amalgamati.



Quando l'avrò tagliata vi mostrerò l'interno! Vi assicuro che il profumo che si sprigionava durante la cottura era paradisiaco.

Se ve la preparerete subito domani potrete gustarla durante la gita fuori porta di Pasquetta, con l'augurio che la primavera ci regali una stupenda giornata!!