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domenica 18 febbraio 2024

Pain d'épice alsacien - Pan di zenzero (Francia) - Z di Zenzero


Siamo giunti all'ultima lettera dell'alfabeto degli ingredienti. Questo viaggio iniziato a gennaio 2023 ci ha portati alla ricerca di ricette italiane e del resto del mondo. Non sempre è stato facile trovare determinati ingredienti magari fuori stagione o addirittura conosciuti solo in paesi lontani. Abbiamo cercato di fare del nostro meglio, anche se consapevoli che con 3 settimane per lettera non era facile riuscire a pubblicare tutte le ricette che avevamo scovato. Alcune lettere poi ci hanno dato del filo da torcere, pochissimi gli ingredienti a disposizione, benché si cercasse nelle lingue più conosciute. 

Come al solito da questo lungo viaggio ritorno con un bagaglio pieno di conoscenza, di sperimentazione e di condivisione. È stato bello come sempre affrontare questa avventura con le mie amiche di blog, ci siamo confrontate e questo ci ha arricchite. Molti paesi non siamo riuscite a raggiungerli, spesso perché gli ingredienti più usati in quei paesi erano già stati utilizzati per altre cucine, ma forse Aiú ci offrirà una nuova possibilità, chissà!?

Per ora torno all'ultima lettera dell'alfabeto, in attesa di notizie.


Il primo ingrediente con la Z che voglio utilizzare è lo zenzero.Quello che comunemente viene utilizzato della pianta dello zenzero (zingiber officinale) è il suo rizoma, un rigonfiamento del fusto che funziona come riserva degli elementi indispensabili alla sopravvivenza della pianta. Probabilmente questa pianta perenne è originaria della Cina meridionale, attualmente però è coltivata in tutte le zone tropicali del mondo.

Il sapore pungente dello zenzero è dato dalle sostanze che ne determinano le proprietà fitoterapiche che lo rendono efficace contro la cattiva digestione, il vomito e la nausea (specialmente provocati da mal di mare), diarrea, colon irritabile, ma anche tosse e raffreddore. Ha anche un'azione antinfiammatoria.

Lo possiamo consumare fresco, disidratato in polvere o a pezzetti e candito. 

Con lo zenzero ho voluto realizzare una ricetta vegana di pain d'épice dell'Alsazia, tradotto pan di zenzero. 

La storia del Pan di zenzero viene da lontano, già gli egizi facevano un pane con erbe e spezie che poi veniva ricoperto di miele. I greci avevano un pane a base di farina, sesamo e ricoperto di miele, la "melitounta", i romani invece il "panis mellitus" fritto e condito con miele. 

L'attuale pan di zenzero però è più simile ad un pane al miele arricchito con piante aromatiche e spezie (chiamato mi-Kong) che nasce nel X secolo in Cina come razione per i soldati . Le stesse truppe di Gengis Khan lo fecero conoscere agli arabi e durante le crociate nel XII e XIII secolo lo conobbero gli europei che ne riportarono la ricetta nei loro paesi. Attraverso i monaci cistercensi si diffuse poi in tutta Europa con piccole varianti specialmente nelle spezie utilizzate (nel 1453 comparve in Alsazia).

Ho trovato questa ricetta che non chiamerei vegana perché il miele non lo è, ma non ha zuccheri raffinati né grassi e latte ed ho voluto provarla. 


                     

Ingredienti:

  • 400 gr di farina 00
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 cucchiaio di mix 4 spezie (in genere cannella, zenzero, noce moscata, chiodi di garofano) 
  • 2 cucchiaini di cannella in polvere
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere
  • 1 cucchiaino di noce moscata (io preferisco grattugiarla al momento)
  • 1 cucchiaino di anice stellato tritato
  • 4 chiodi di garofano pestati
  • 175 ml di miele (io ho usato il millefiori)
  • 300 gr di acqua 
La preparazione è veramente molto semplice. 
In un pentolino fate sciogliere il miele nell'acqua a fuoco basso, lasciate raffreddare.
In una ciotola mischiate la farina con il bicarbonato e tutte le spezie, a cui io ho aggiunto anche una macinata di pepe.
Versate l'acqua e miele nelle polveri e con la frusta a mano fate ben amalgamare.
Trasferite il composto in uno stampo da plumcake foderato di carta da forno e lasciatelo riposare a temperatura ambiente per 4 ore come dice quest'altra ricetta. Con il riposo il bicarbonato di sodio reagirà con gli acidi del miele aiutando la lievitazione e donando il colore ed il sapore caratteristici.

Dopo il riposo fate cuocere in forno preriscaldato a 165° C per 40 minuti, abbassate la temperatura del forno a 145° C e fate cuocere altri 10 minuti. 
Con la prova stecchino questo dovrà uscire leggermente umido. 
Spennellate quindi il vostro Pan di zenzero con il miele ben sciolto, io ho guarnito anche con zenzero e scorzette di arancia canditi. Fatelo riposare almeno un giorno prima di gustarlo così gli aromi ed i sapori si amalgameranno.

Posso dirvi che è piaciuto molto, dolce al punto giusto, anche perché accompagnandolo ad una tazza di tè se volete arricchirne una fetta con un po' di marmellata di arance è delizioso. Anche le mie arance candite che avevo preparato con arance non trattate che mi hanno regalato gli hanno dato un tocco in più insieme allo zenzero candito.


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mercoledì 28 novembre 2018

Mandorlini di Pontelagoscuro - una ricetta d'amicizia!


Anche quest'anno inizio la mia ricerca di ricette adatte al Natale che ormai è davvero vicino.
Spesso in cucina ci ritroviamo a dover smaltire albumi avanzati da varie preparazioni e questa volta ho scovato una ricetta che ne prevede l'utilizzo per dei biscotti tipici di Pontelagoscuro in provincia di Ferrara.
In dialetto ferrarese sono i "mandurlin dal pont", delle meringhe arricchite con mandorle. Sembra siano nati all'inizio del '900 grazie all'inventiva di un garzone di pasticceria per utilizzare gli albumi che avanzavano dalla preparazione del gelato.
Attualmente sono prevalentemente confezionati in casa. 
Come sono arrivata a questa ricetta?
Sono partita da un libro che ho in casa, ma quando si tratta di ricette regionali cerco sempre nel web conferma della ricetta da fonti locali. Premetto che era notte fonda quando ho iniziato la ricerca ed a un certo punto mi ha incuriosita un post intitolato  "Mandurlin dal pont...ricetta della mia maestra". Lo leggo tutto d'un fiato, rivedo in quella bimbetta irrequieta ed inappetente che racconta come ha ritrovato la ricetta della sua maestra la mia figlia più piccola che alle elementari era uguale a lei e alla quale piacciono da matti le meringhe. Leggo anche i vari commenti al post ed alla fine riconosco nell'autrice del post la mia amica di web Serafina, di cui tra l'altro seguo anche il blog (la stanchezza ed il sonno fanno brutti scherzi!!).
Una persona speciale che ho conosciuto grazie ad un forum di cucina, che ho avuto modo di incontrare durante i nostri raduni, con cui  continuiamo a leggerci grazie ai social insieme a tante altre amicizie nate nello stesso modo.
Leggete il suo post, è carico di simpatia proprio come la sua autrice.
A questo punto ovviamente la ricetta che ho seguito non poteva che essere quella di Serafina.




Ingredienti:

  • 2 albumi
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 200 gr di mandorle pelate
  • 70 gr di farina 00
Per prima cosa dovrete tostare leggermente le mandorle passandole su una placca per 10 minuti in forno preriscaldato a 180°C.
Lasciatele quindi raffreddare.
Secondo la ricetta della maestra di Serafina le mandorle vanno lasciate intere mentre in altre ricette sono spezzettate grossolanamente.

Nel frattempo iniziate a montare gli albumi, che dovranno essere a temperatura ambiente, con le fruste elettriche fino a che non siano ben ferme. A questo punto sempre con le fruste elettriche unitevi lo zucchero poco per volta fino ad ottenere una meringa lucida e compatta.

Nel mio libro questa lavorazione viene effettuata tenendo il recipiente a bagnomaria, ma secondo la ricetta della maestra di Serafina questo passaggio non è previsto.

Unitevi quindi le mandorle intere tostate mescolando delicatamente con una spatola dal basso verso l'alto e poi la farina setacciata poca per volta. Risulterà un composto compatto e sostenuto che disporrete a cucchiaiate su di una placca rivestita di carta da forno.



La mia meringa era sostenuta ma più morbida di quella di Serafina, probabilmente i miei albumi erano di uova più grandi. Al momento di versarla sulla placca i mucchietti si sono leggermente allargati e quindi i mandorlini sono venuti più bassi dei suoi. Regolatevi quindi con lo zucchero secondo il peso dei vostri albumi, aggiungetene un po' di più se dovessero essere di uova grandi.

Cuocete in forno preriscaldato a 160°C per circa 20 minuti. Dovranno avere la superficie leggermente dorata.




Saranno croccanti e gustosi, perfetti da offrire ai nostri ospiti o da regalare in una confezione alle persone care. =^-^=

sabato 17 febbraio 2018

Quaresimali fiorentini - i caratteristici biscotti della Quaresima


Dopo esserci deliziati con i dolci tipici del Carnevale da mercoledì scorso siamo entrati in Quaresima.

Per la religione cristiana i 40 giorni che precedono la Pasqua sono un periodo di preparazione spirituale attraverso la purificazione dell'anima e del corpo. L'alimentazione deve quindi essere caratterizzata da rinunce, non si debbono mangiare carne, latticini, tuorli d'uovo e grassi di originale animale in ricordo del digiuno di Gesù nel deserto. Così l'ingegno delle massaie di un tempo, in cui le rinunce erano purtroppo all'ordine del giorno, aveva dato vita a piatti "di magro" che però dessero la giusta energia pur nel rispetto della religione.

Nel nostro paese esistono miriadi di ricette che si rifanno a questa necessità: zuppe, paste e minestre, piatti di pesce.
Più difficile era creare dei dolci che non utilizzassero tuorli, latte e burro, tuttavia da nord a sud le ricette di biscotti quaresimali sono tantissime.

Nonostante il mio babbo fosse pratese e quindi io abbia un legame affettivo particolare con la Toscana, questi biscotti particolari non li conoscevo, forse perché si producono a Firenze esclusivamente nel periodo della Quaresima.

Sulla loro origine ci sono due ipotesi, una che asserisce siano stati inventati da un biscottificio di Firenze agli inizi del 900, l'altra che invece riconosce nelle suore di un convento tra Prato e Firenze la maternità di questi biscotti intorno alla metà del XIX° secolo. La forma di questi biscotti vorrebbe ricordare le lettere delle scritture.


In ogni caso con pochi ingredienti si riescono a creare dei biscotti deliziosi, particolarmente graditi ai bambini che prima di sgranocchiarli possono utilizzarli per formare nomi e parole ed è un modo per utilizzare gli albumi che spesso avanzano da altre preparazioni.

Avendo in casa delle nocciole ho voluto seguire una ricetta in cui ne era previsto l'utilizzo, ma forse per questo ho dovuto utilizzare più chiare di quante ne indicasse la ricetta. 

Se non voleste mettere le nocciole diminuite gli albumi a 3, dovrebbero essere sufficienti.



Ingredienti:

  • 200 gr di farina 00
  • 200 gr di zucchero a velo
  • 50 gr di nocciole ridotte in pasta nel mixer
  • 50 gr di cacao amaro
  • la scorza grattugiata di 1 arancia non trattata
  • un pizzico di cannella in polvere
  • 1/2 bustina di lievito in polvere
  • 6 albumi

 

Mescolate tutti gli ingredienti in polvere, aggiungetevi la scorza grattugiata dell'arancia, le nocciole ridotte in pasta e per ultimi gli albumi montati a neve, mescolandone un po' energicamente per ammorbidire le polveri ed il resto dal basso verso l'alto un po' per volta fino a raggiungere la giusta consistenza.


Otterrete un impasto denso ma che potrete inserire in una sac à poche munita di beccuccio liscio con cui scrivere le lettere su un foglio di carta da forno sotto cui inserirete un foglio con stampate le lettere.


Fate asciugare all'aria le lettere per almeno 2 ore, quindi poggiatele sulle teglie e cuocetele in forno già caldo a 150°C per 15 minuti.

Appena tolte dal forno saranno ancora morbide, ma una volta fredde si staccheranno facilmente dalla carta. Risulteranno lucide sopra e porose sotto.



Sono profumatissimi, gustosi e non stupitevi se vi sgrannocchierete quasi tutto l'alfabeto! =^-^=

mercoledì 24 maggio 2017

Torta di mele della tradizione ebraica



La splendida frutta di stagione ormai è veramente allettante. Fragole, albicocche, ciliegie certo possono farci sembrare squallido un frutto come la mela, ma volete dirmi che una morbida, succulenta torta di mele nella sua semplicità non sia tra i dolci più gustosi?
E questa torta di mele della tradizione ebraica, caratteristica di Rosh ha-shanah, il loro capodanno che cade a settembre, non contiene né burro né latte (perché secondo le regole della kasherut in uno stesso pasto non si possono consumare latte e carne) ma è ugualmente squisita.

Il procedimento è semplicissimo, bisogna solo controllare la cottura che non richiede poco tempo proprio perché molto umida per la grande quantità di mele contenute, ma ne vale la pena.




Ingredienti: ( per uno stampo da chiffon cake da 24 cm di diametro)

  • 380 gr di farina 00
  • 400 gr di zucchero semolato
  • 50 gr di miele
  • 235 ml di olio di semi di girasole
  • 4 uova grandi
  • 12 gr di lievito in polvere
  • 13 gr di estratto di vaniglia
  • 5 gr di sale
  • 1,100 kg di mele
  • 1 cucchiaio di cannella
  • scorza grattugiata e succo di 1 limone non trattato

Iniziate a sbucciare le mele e tagliarle a fette, in una ciotola cospargetele con la cannella, con la scorza grattugiata del limone e con il suo succo e lasciatele insaporire mentre preparate l'impasto.

Montate le uova con lo zucchero fino a farle diventare bianche e spumose, se utilizzerete una planetaria basteranno pochi minuti. Aggiungete tutti gli altri ingredienti e continuate a montare il composto perché incorpori più aria possibile.

Spennellate di olio solo la base dello stampo da chiffon cake, versate 1/3 d'impasto, quindi uno strato di mele in modo che non tocchino le pareti dello stampo.
Proseguite con un altro strato d'impasto ed uno di mele finendo con l'impasto. Adagiatevi sopra una quarantina di fette di mele tenute da parte.



Fate cuocere in forno preriscaldato a 180°C per almeno 1 ora e mezza, fate comunque la prova stecchino per vedere se ne esce asciutto.

Quando la torta è fredda con un coltello scalzate prima i bordi dalla parete dello stampo, quindi la base del dolce dal fondo removibile.
Pur essendosi leggermente abbassata dopo il raffreddamento la mia è venuta alta circa 8 cm. 

Guarnite con zucchero a velo.


Il miele, le mele ed il melograno nella tradizione ebraica sono di buon auspicio per il nuovo anno e la torta è proprio da provare, profumatissima, morbidissima e squisita!  
=^-^=

lunedì 20 giugno 2016

I giglietti di Palestrina ...perché le cose semplici spesso sono anche le più difficili !


In una città come Roma, dove di "veri romani de 7 generazioni" ce ne sono rimasti veramente pochi e dove la presenza di cittadini provenienti da svariate parti del mondo è sempre maggiore, luoghi che vendono prodotti tipicamente romani o laziali sono sempre meno.
Ma basta allontanarsi di pochi chilometri dalla periferia della città per trovare paesi dove le tradizioni culinarie sono ancora profondamente radicate.
Materie prime a chilometro zero dai sapori caratteristici, mani sapienti di anziane che continuano a trasmettere il loro sapere alle nuove generazioni, la ritualità con cui si preparano le pietanze ed i dolci della domenica e delle feste, tutto ciò ha fatto in modo che i prodotti tipici della tradizione continuino ad essere apprezzati e non solo a livello locale.
Questi biscotti, che ho provato a rifare, sono un prodotto tipico di Palestrina, l'antica Præneste che ha dato il nome alla via Prenestina. 
La storia del "giglietto di Palestrina" è strettamente legata a quella della famiglia nobile dei Barberini, proprio quelli dell'omonima piazza di Roma con la stupenda fontana del Tritone e la più piccola ma altrettanto importante (anche se ormai è solo una copia) fontana delle api all'angolo con via Veneto.
Nel 1644 dopo la morte di Papa Urbano VIII Barberini, la sua famiglia venne accusata di avere male amministrato le finanze dello Stato pontificio e fu costretta a rifugiarsi in Francia, ospite della corte di Luigi XVI. Qui i cuochi e pasticceri dei Barberini conobbero quel biscotto fatto con uova, farina, zucchero e scorza di limone a forma di giglio, simbolo dei Borbone. Quando finalmente i Barberini poterono tornare a Palestrina, acquistata da papa Urbano VIII dai Colonna per farne la sede della famiglia, i loro pasticceri tentarono di riprodurre il biscotto francese ma a forma di ape, simbolo dei Barberini. Questa forma però non ebbe successo e quindi ripresero a dargli la forma del giglio.
Da allora questi biscotti hanno continuato ad essere confezionati presso il convento delle Clarisse di Palestrina, fino a che la loro ricetta segreta non è giunta nei panifici e biscottifici della zona che ancora continuano a produrli.
Dal 2014 il "giglietto di Palestrina e Castel San Pietro" ( il paese dove girarono il film "Pane amore e fantasia") è presidio Slow Food.

Visto gli ingredienti semplici con cui sono fatti penserete che non ci voglia nulla a prepararli...beh la sapienza è tutta nel lavorare questo impasto morbido di uova, zucchero, farina e scorza di limone dandogli la tipica forma a giglio. 
Io ne ho fatte diverse teglie ma quella forma perfetta che le gigliettare di Palestrina e Castel San Pietro sanno ricavare non sono riuscita a dargliela, il sapore però è buonissimo.




Ingredienti:
  • 5 uova intere (che dovrebbero pesare circa 330 gr)
  • 333 gr di zucchero semolato
  • 333 gr di farina di grano tenero tipo 1 macinata a pietra
  • la scorza grattugiata di 1 limone non trattato 
  • un pizzico di sale
La ricetta originale parla di 1 libbra inglese (pari a 333 gr) per ciascuno dei 3 ingredienti principali per ottenere circa 1 chilogrammo di giglietti.

Dovete innanzitutto montate le uova intere con lo zucchero ed il pizzico di sale nella planetaria o con le fruste elettriche per almeno 20 minuti fino ad ottenere un composto gonfio e che scriva.


Con la frusta a mano delicatamente dal basso verso l'alto unite ora la scorza grattugiata del limone (io ho utilizzato la scorza di 2 limoni) e la farina setacciata.



Quando il composto è pronto versatene un cucchiaio per volta sul piano di lavoro dove avrete precedentemente formato una montagnola con altra farina.

L'impasto risulterà molto morbido, quindi delicatamente con le mani ben infarinate formatene un cilindro di circa 1 cm di diametro avvolgendolo nella farina e dividetelo in 3 parti che disporrete sulla teglia foderata di carta da forno.

Unite la base dei 3 cilindretti piegando le punte per dare la tipica forma del giglio. 
Questa è la fase più difficile che invece guardando i video dove le gigliettare li realizzano sembra di una facilità estrema.



Lasciate riposare alcuni minuti i giglietti in teglia prima di infornarli a 180°C per 10-15 minuti in forno preriscaldato.
Una volta freddi spolverateli con zucchero a velo.


Ricordano i savoiardi e sono perfetti per inzupparli, decidete voi se in un bicchiere di latte, una tazza di caffè o del buon vino rosso. 
Sembra che siano perfetti anche per confezionare il tiramisù!! =^-^=

sabato 27 febbraio 2016

Apple chunk cake - una deliziosa torta di mele dall'Armenia


Da lunedì scorso con la carovana dell'Abbecedario culinario mondiale siamo giunti alla penultima tappa del nostro tour, esattamente in Armenia, ospitati da Cristina del blog "La cucina di Crista".




La cucina di questo paese eurasiatico del Caucaso risente molto delle tradizioni culinarie dei paesi vicini, anche se le ricette possono subire delle varianti anche per la peculiarità di alcuni ingredienti. 
Sembra che gli armeni amino la buona tavola, i piatti che richiedono lunghe preparazioni e questo da subito me li ha resi simpatici, forse perché anche noi italiani siamo così? ;-)
Si tratta di un tipo di cucina profumata da erbe fresche, come la menta, il coriandolo, il prezzemolo, l'aneto, un basilico rossastro tipico del territorio, aglio e cipolla usati in gran quantità, ricca di spezie ma non troppo piccante.
Grazie al terreno vulcanico ed alle estati calde e soleggiate la frutta in Armenia è particolarmente dolce e raggiunge delle dimensioni notevoli. Albicocche, fichi, prugne, uva, ciliegie rosse e gialle grazie ad un'arte antica sono canditi o rivestiti di cioccolato, mentre dalle melagrane viene estratto e commercializzato un ottimo succo. 
I dolci sono spesso speziati alla cannella ed arricchiti con noci, pistacchi e miele.
Anche questa versione armena della classica torta alle mele che ho realizzato è profumata alla cannella ed arricchita di noci.
Si tratta di una ricetta semplicissima ma  molto gustosa e se la volete un pochino più dolce basterà aumentare un pò la dose di zucchero.




Ingredienti: (per una teglia da 20 cm di diametro)

  • 3 mele
  • 200 gr di zucchero semolato ( io 250 gr)
  • 256 gr di farina 00
  • 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
  • 118 ml di olio di semi
  • 2 uova
  • 2 cucchiaini di cannella in polvere
  • 1 cucchiaino di essenza di vaniglia
  • un pizzico di sale
  • 125 gr di noci tritate (ma potete anche ometterle o metterne di meno) 

Iniziate a privare le mele del torsolo ma senza sbucciarle e tagliatele in cubetti da mezzo centimetro.




Versatele in una terrina dove le mescolate con lo zucchero e la cannella perché non si scuriscano.
Mescolate il bicarbonato di sodio ed il sale alla farina e versateli nella ciotola dove sono le mele amalgamando bene il tutto.



In un contenitore battete insieme l'olio di semi con le uova intere e la vaniglia e versate tutto nella ciotola delle mele dove con una spatola amalgamerete con delicatezza tutti gli ingredienti.





Aggiungete per ultime le noci e versate il composto nella teglia imburrata.




Cuocete in forno a 175°C per circa 40-45 minuti, facendo comunque la prova stecchino per controllare se l'impasto è cotto.




Gustosissima e profumatissima!
Ed anche questa torta di mele entra a far parte di quelle rapidissime da realizzare al volo quando si ha voglia di preparare un ottimo dolce per la colazione o per accompagnare un tè o una cioccolata calda o, perché no, un surtch, il caffè fatto alla maniera armena?

Alla prossima ricetta!! =^-^=

domenica 21 febbraio 2016

Walnut cookies - i biscotti a forma di noce della Festa di Primavera cinese


Prima di lasciare la Cina con la carovana dell'Abbecedario culinario mondiale ho voluto realizzare questi dolci particolari scoperti per caso. 
Il loro nome dal cinese viene tradotto in maniera poco chiara, per cui preferisco chiamarli "biscotti noce" come fanno alcuni blog in lingua inglese.
Anche questi sono tra le prelibatezze che durante i festeggiamenti del Capodanno cinese non possono mancare sulla tavola, pronti per essere offerti a parenti ed amici.
Le noci in Cina hanno un significato particolare, rappresentano la felicità della famiglia ed offrire questi dolci, che non solo le contengono ma le riproducono anche nella forma, vuol dire augurare felicità a chi li mangia ed alla sua famiglia.
Dopo averli realizzati seguendo questo video su You Tube ho scoperto che esiste anche un'altra versione di questi biscotti in cui usano degli stampi intagliati in legno come per gli springerle tedeschi, realizzano le due metà della noce che cuociono e poi farciscono riunendo le due metà. 
In ogni caso io lo stampo non lo avevo e quindi l'unica versione possibile sarebbe stata comunque quella più tradizionale a mano.
Ho seguito la ricetta di questo blog che era comprensibile dopo la traduzione, il risultato è ottimo, l'unico problema che ho incontrato è che durante la cottura la parte appoggiata sulla carta da forno perde un pò la sua forma, anche se li avevo tenuti un'ora in frigorifero prima di infornarli.
La frutta essiccata che potete usare per il ripieno è a vostro gusto: fichi secchi, uva passa, datteri, purché non sia troppo asciutta, altrimenti secondo me potete aggiungervi un cucchiaino di confettura di castagne o di fagioli rossi azuki.
Come frutta a guscio potete usare, oltre alle noci, mandorle, arachidi, nocciole, anacardi.



Ingredienti: (per 6 grandi noci o per 12 più piccole)

Per la pasta 
  • 60 gr di fecola di patate
  • 35 gr di farina 00
  • 5 gr di cacao in polvere
  • 60 gr di burro a pomata
  • 20 gr di zucchero semolato
Per il ripieno
  • 60 gr di frutta essiccata (io ho usato fichi secchi ed uva passa)
  • 40 gr di gherigli di noci
Cominciate a preparare la pasta amalgamando il burro a pomata con lo zucchero.

 
Unite quindi la fecola di patate, la farina OO ed il cacao formando un composto compatto ed omogeneo.


Ora preparate il ripieno tagliuzzando l'uva passa ed i fichi secchi, sminuzzando i gherigli di noci ed amalgamando il tutto fino ad ottenere un composto compatto (in caso fosse troppo secco aggiungeteci 1 cucchiaino di confettura).


Suddividete la pasta in 6 parti uguali che lavorerete in palline e lo stesso fate con il ripieno.



Allargate con il palmo la pallina di pasta, vi ponete nel mezzo la pallina di ripieno e la avvolgete completamente con la pasta. 
Date ad ogni pallina la forma di una noce e con uno stuzzicadenti praticate dei graffietti che simulino il guscio della noce.





Mettete in frigorifero le palline per almeno 1 ora.

Fate scaldare il forno a 160°C e quindi cuocete i biscotti in una teglia rivestita di carta da forno per 20-25 minuti.

Lasciateli raffreddare fuori dal forno, sistemateli quindi nei pirottini o avvolti ognuno nel cellophane e posti in una scatolina come fanno in Cina per offrirli in regalo.


Sono buonissimi e dolci al punto giusto, provateli!!
Con questi biscotti si concludono i festeggiamenti del Capodanno Cinese che termina domani 22 febbraio con la Festa delle lanterne. Lasciamo quindi questo straordinario paese di cui comunque dovremo scoprire ancora mille altre ricette.



Anche questa ricetta è destinata a Carla Emilia di "Un'arbanella di basilico" che ci ha ospitati nella tappa cinese.
Alla prossima ricetta! =^-^=